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Versione completa: LA STRANA NOTTE IN CUI PARTORII
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"...In 20 giorni non riuscii mai ad addormentarmi, ero in condizioni allarmanti e pareva che nemmeno i medici potessero credermi, ritenendo impossibile che non fossi in grado assolutamente di dormire. Purtroppo il mio malessere e la mia insonnia non vennero presi in considerazione seriamente da nessuno, né in famiglia, né in ambito medico e scivolai in uno stato depressivo piuttosto grave. Recuperata spontaneamente la capacità di dormire, iniziai ad essere tormentata da dolori fortissimi allo stomaco e al fianco sinistro, tanto che appena dopo pranzo dovevo coricarmi ed era assai raro che fossi in grado di alzarmi per tutto il resto della giornata. Gli esami non rivelarono alcunché di anomalo, e mi venne detto che i miei dolori erano assolutamente immaginari. Le voci ricominciarono a farsi udire, mi chiamavano per nome o borbottavano frasi a me incomprensibili, ma ovviamente questo non lo confessai ad Anima viva. Risale al quel periodo, dopo aver cominciato ad udire nuovamente voci, la parziale visione del film “Intruders”, che smisi di guardare appena dopo poche scene, troppo spaventata per continuare a farlo. Lo rividi dieci anni più tardi.
Le ultime settimane di gravidanza, gonfia come un pallone da spiaggia e sfiancata, furono terribili. La notte del parto si scoprì che avevo la pressione alle stelle e di lì a poco sarei entrata ufficialmente in gestosi, rischiando la mia vita e quella della creatura che portavo in grembo. Mi ritrovai in una sala travaglio deserta, con un’ostetrica dai capelli rossi somigliante alla Signorina Trinciabue, gentile come una jena affamata, che mi gridava di non lamentarmi perché desiderava dormire. La stanza era grande e pareva dilatarsi e restringersi all’unisono con le contrazioni dolorosissime. Mi sentii abbandonata a me stessa, nessuno si preoccupava delle mie condizioni e l’ostetrica sbraitava ogni volta che tentavo di svegliarla. Stavo molto male, e le contrazioni erano penetranti e frequenti, avevo una fortissima diarrea che mi faceva soffrire ulteriormente, la stanza era gelida, con l’aria condizionata sparata a mille, il bagno poi letteralmente ghiacciato, sudavo freddo e gridavo, battevo i denti, cercando di coprirmi con una coperta ospedaliera, che presto fu intrisa di sudore, ma sembrava che la donna non ne fosse molto preoccupata, visto che continuava a dormire. Il tempo si era come dilatato, i minuti sull’orologio del corridoio deserto e lunghissimo parevano essersi fermati. Cominciai ad avere paura e a non ricordare di come fossi giunta in quel luogo. Tentai persino di scappare, ma l’ostetrica rossa mi riacciuffò, costringendomi a male parole a sdraiarmi su di un fianco. Qualcuno venne finalmente a controllarmi alle 4 del mattino, ma non ricordo nulla, solamente gente intorno a me che parlava in tono concitato mentre scivolavo in uno stato come di catatonia. Mi ripresi dilaniata dal dolore, con la sensazione impellente di dover spingere, con l’ostetrica che russava nel letto di fronte al mio, la chiamai e finalmente ella decretò che ero pronta per il parto. Arrivò quindi mio marito ed uscì subito dalla sala travaglio, verde in viso, impressionato dalla scena e dalle mie grida. Non so se le persone che mi ritrovai intorno mentre scivolavo in quello stato di immobilità fossero medici, militari o alieni, è un ricordo questo che non ho ancora indagato sotto ipnosi, ma il terrore che provavo era così intenso che non ho quasi nessun dubbio in proposito.
Alla fine partorii una bambina bellissima, sana e sveglia, in una sala parto normalissima, con l’ostetrica dai capelli rossi diventata improvvisamente dolce come il miele e un simpaticissimo dottore. Di colpo insonnia e dolori se ne andarono, ma presto mi venne una brutta infezione al taglio dell’episiotomia ed una grave mastite. Costretta ad assumere fortissimi antibiotici, mi prescrissero delle pastiglie per fermare la montata lattea, così potei allattare mia figlia per una manciata di settimane e basta. In questo periodo non ricordo alcun pensiero o fatto ricollegabile agli alieni..."
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