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"il cielo stellato sopra di me"
21-10-2012, 08:19 PM (Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 13-07-2017 11:46 AM da Fianna.)
Messaggio: #1
"il cielo stellato sopra di me"
è un documento dal sito di Opide che riporta documenti del Proff ed affini che si chiama "Il cielo stellato sopra di me" ed è un racconto di 31 pagine di un'addotta e dei suoi problemi da addotta nella vita di tutti i giorni:

Il cielo stellato sopra di me

ci sono descrizioni di ringhio, ra/horus, lux, maa pitonata e uomo primo quasi tutto lo zoo praticamente e di come uno per uno li ha fatti fuori
tra l'altro ha avuto una relazione con un addotto e racconta e spiega perchè due addotti non devono stare insieme.

spero che ora sia davvero libera per sempre

-Intervenuta per modificare il post che era vecchio ed aveva un link dove ormai il documento era tolto- Fianna
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21-10-2012, 10:06 PM (Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 13-07-2017 11:46 AM da Fianna.)
Messaggio: #2
RE: "il cielo stellato sopra di me"
La ragazza che ha scritto quel documento la conosco, è una GRANDE. Ha lottato tanto, ed è una persona meravigliosa come sono tanti ex addotti che se trovano qualcuno che non sa dove sbattere la capoccia gli spiegano tutto con la pazienza di un monaco zen....E quella storia servira' a tanti altri. E' una gran brava persona. Gli auguriamo ogni bene BlushHeart

Ciascuno di noi è, in verità, un'immagine del grande gabbiano,
un'infinita idea di libertà, senza limiti.
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21-10-2012, 11:20 PM
Messaggio: #3
RE: "il cielo stellato sopra di me"
si l'ho letto anche io...un'altra esperienza scritta serve per capire che ogniuno e diverso e vive le situazioni in modo differente...quindi ci mette il tempo che deve metterci...ma la finalita' e la stessa, stare meglio e sperimentare senza sti rompiscatole....ci sono altre tastimonianze ed e giusto cosi'......sarebbe meglio riuscire a metterci anche la propria immagine...ma questa scelta e piu' ardua per svariati motivi..... uno scritto serve per chi ha ancora dei dubbi o domande,irrisolte e magari li trova quello che cerca...forza e coraggio di altri per andare avanti. Dai che siamo fortissimi!!!!

Immaginiamoci di vivere su di un'Isola fatata, con tante barche intorno; ma senza il Pirata. ----pirata= alieno---(freezooforever)
Noi siamo il Quinto elemento... coscienza o consapevolezza....e ora di unirsi e di agire per il bene comune...mondo libero e sereno...
Tutti, siamo utili ed indispensabili...di chi non c'e' piu' (purtroppo bisogna imparare a farne a meno)...ma ne rimane un utile e bel ricordo che ci accompagnera' per sempre.
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13-07-2017, 11:42 AM
Messaggio: #4
RE: "il cielo stellato sopra di me"
Copio il documento intero. Da molte parti non lo mettono piu', perchè non lo scrisse Malanga. Non è messo nemmeno dal fans club su fb... Non voglio che si perda, agli addotti queste testimonianze servono. Conosco la fanciulla che lo scrisse, mi aiuto' all'inizio, le auguro ogni bene e se mai avra' da ridire lo leveremo, ma ne dubito... Voleva aiutare gli altri scrivendolo e qui sopra lo leggeranno in parecchi.

Presentazione di Corrado Malanga
Il testo che state per leggere, contiene una delle tante testimonianze di una addotta che
ha voluto con noi condividere la sua esperienza nella ricerca e nella liberazione dal
problema addutivo.
Noi entriamo marginalmente in questa vicenda che, a nostro modesto avviso, ha una
caratteristica che ne è anche il pregio. Il soggetto che scrive, per sua scelta, in forma
anonima, descrive il suo problema adduttivo e gli sforzi per comprendere cosa gli stia
accadendo, in un contesto preciso, quello della sua vita quotidiana. Solitamente questi
racconti vengono riportati in modo da separare la sfera del giornaliero con quella, magari
notturna, della lotta con l’alieno. In realtà, chi è consapevolmente addotto, descrive tale
fenomeno nel contesto della vita di tutti i giorni e non separa le due sfere, come fossero
due cose differenti e magari, a detta di qualche psichiatra dell’ultima ora, la sfera del reale
e quella dell’immaginario. In questo racconto esiste una sola sfera, quella della vita di tutti i
giorni. La testimonianza, per essere ben compresa, prevede, per i neofiti del problema
adduttivo, che venga preventivamente letto almeno il testo Alien Cicatrix, per evitare
incomprensioni su problemi di nomenclatura. Il testo è una dimostrazione di come, anche
da soli, si possa uscire dal problema, anche se con difficoltà, ma sempre con grande
dignità.

IL CIELO STELLATO SOPRA DI ME
A Corrado e Alessandro,
Bellissimi, marinai erranti.
In questa vita oceano in tempesta
Mi avete visto affogare
Vi siete fermati, e mi avete insegnato a nuotare.
Non vi dimenticherò. Mai.
A tutte le donne, bambine, figlie e madri addotte.
PREFAZIONE
Scrivere di se stessi non è mai facile. Ci si sente troppo ridicoli o troppo presuntuosi, in
una parola tremendamente fuori posto. Farò del mio meglio.
Scrivo tutto il mio percorso di liberazione dalle abduction per due motivi principali. Il primo
è la scarsa conoscenza di un problema che pochissime persone hanno saputo affrontare
nei termini giusti. Corrado Malanga è a mio parere uno dei pochi, se non l’unico. C’è tanta
confusione attorno al problema alieno, chiunque ne parla viene tacciato per pazzo o
mitomane, nella più fortunata delle ipotesi plagiato o membro di qualche setta. Il problema
risiede nella difficoltà di studio di questo fenomeno, nelle menzogne che vengono
raccontate ogni giorno e nella presenza di persone o addirittura strutture statali e
riconosciute che creano solo confusione su confusione, senza mai arrivare ad una vera
conclusione. In tutto questo parlare di alieni diventa davvero difficile, sia si tratti di semplici
interessati all’argomento sia si ritenga di aver avuto esperienze ravvicinate con questi
esseri.
Nel secondo caso è forse ancor più difficile se non impossibile. Dopo l’enorme lavoro di
Corrado ho notato con immenso piacere che sempre più persone hanno il coraggio e la
forza di uscire allo scoperto e parlare delle proprie esperienze, facendosi forti della libertà
tanto faticosamente ritrovata. La libertà con cui riescono a fronteggiare le prese in giro, gli
ostacoli, a volte addirittura gli insulti. Ammiro queste persone, quando il loro parlare
liberamente delle esperienze di abduction non rispecchia un bisogno di mettersi al centro
dell’attenzione. Purtroppo, accade anche questo. Ma, sempre più spesso qualcuno parla a
viso scoperto del proprio vissuto doloroso unicamente per affermare che queste cose
esistono anche se nessuno lo ha ancora riconosciuto ufficialmente, e per aiutare chi
ancora ne è dentro a trovare la forza di reagire. Questa è fondamentalmente la prima
motivazione di questo lungo resoconto: mi piacerebbe essere uno specchio per le addotte
che lo leggeranno, per dare nel mio piccolo un contributo alla loro totale e definitiva
liberazione. E’ tutto scritto in forma anonima perché ancora non trovo quel coraggio e
quella voglia di parlare apertamente e metterci la mia faccia, il mio nome e cognome sotto
questi racconti. Mi rendo conto che sarebbe la cosa più giusta e libera da fare ma ancora
non sono pronta per questo passo. So che ci arriverò, ma non per ora.
In secondo luogo, ho scritto per me stessa. Sentivo da tempo di dover mettere un punto a
tutto quello che ho vissuto, specialmente perché il mio percorso di liberazione è stato
veramente lungo e dilatato nel tempo. Mi sento molto stanca, e voglio scriverci la parola
fine per sempre. Non trovo modo migliore che mettere nero su bianco questi anni oscuri
della mia vita, se riuscirò a far del bene a me stessa e agli altri allora avrò raggiunto il mio
scopo a pieno. Un giorno riuscirò anche a dire che queste cose le ho vissute io, mettere i
miei occhi e il mio viso sulle notti che ho passato a lottare: quel che conta adesso, sono i
fatti e non i nomi delle persone. Proprio per questo, a parte il nome di Corrado Malanga
tutti gli altri sono pseudonimi presi a caso, usati per ovvi motivi di privacy e anche perché
andando avanti nella scrittura mi sono resa conto che senza mettere dei soggetti tutto
diventava confuso e impossibile da leggere. Per comodità ho suddiviso in varie sezioni gli
argomenti, in modo che chi fosse più interessato ad una parte piuttosto che all’altra può
facilmente arrivarci. L’ultima parte è quasi un sogno invece, una metafora di ciò che è
stato tutto il mio percorso con parole intime, pure sensazioni. So che da un punto di vista
prettamente pratico forse non sarà utile a nessuno, ma sentivo di doverlo scrivere e l’ho
fatto.
Per finire, il titolo. « Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me»: questa
frase è scritta sulla tomba di un filosofo a me molto caro, Immanuel Kant. Non facendo
riferimenti al suo pensiero riconduco semplicemente queste parole a ciò che ho tentato di
fare: raccontare ciò che c’è fuori, il mio «cielo stellato», consapevole della «legge morale»
che vive dentro di me e niente e nessuno potrà mai portami via. Io, però, questa legge
morale oggi la chiamo Anima.
PRIMA DELL’INIZIO
Quando ho conosciuto Corrado e tutte le sue ricerche non avevo la minima idea di quanto
profondamente sarei cambiata. Del resto per me i rapimenti alieni erano roba da fumetto,
pane per i denti di un qualsiasi Steven Spielberg un po’ fissato con gli extraterrestri più che
per quelli di un docente di chimica organica.
Tuttavia, stranamente, non rifiutai l’argomento subito probabilmente perché a parlarmene
per la prima volta fu il mio ex ragazzo. Forse se l’avessi scoperto da sola, avrei detto - che
stupidaggine!- e ora non sarei qui a scriverne. Forse.
Sentii subito dentro di me che non si trattava dei soliti deliri filo religiosi su quanto gli angeli
custodi ci proteggono da lassù e nemmeno le cretinate new ageane degli esseri di luce
buoni, superiori, situati in non so quali fantomatiche dimensioni. C’era ben altro, e lo
sapevo, anche se ci misi un anno ad accettare che ci ero dentro fino al collo.
Ci ero dentro fino al collo, e per me era arrivato il momento di scegliere se affogare oppure
se tirarmi fuori da quella palude viscida in cui ero immersa senza rendermene conto.Dato
che so nuotare discretamente, decisi che non era il caso di lasciarmi sommergere.
Mi accorsi ben presto che qualcosa nella mia vita non andava in seguito a svariati episodi
su cui non mi ero mai fatta tante domande prima di conoscere Corrado, perché avevo
paura.
Avevo 17 anni e una febbre che non voleva mollarmi da una settimana. Mentre
sonnecchiavo nel letto sentii che c’era qualcuno alle mie spalle. Credevo fosse mia nonna
che era entrata in casa per vedere se avevo bisogno di qualcosa, ma quando mi girai non
c’era proprio nessuno alle mie spalle. Mi stupii perché ero assolutamente sicura che ci
fosse qualcuno, non era la classica sensazione di sentirsi osservati, ma qualcosa di molto
più forte. Pensai che fosse la febbre, anche se misurandomela non ne avevo neanche una
linea in quel momento. Strano, molto strano pensai, e mi rimisi a dormire.
Non ripensai che qualcosa fosse molto strano nella mia vita fino all’anno dopo, mentre
tornavo a casa di notte con una mia amica. Eravamo sole in macchina e improvvisamente
entrambe avemmo la sensazione che qualcuno fosse seduto sui sedili posteriori. Io non
dissi nulla fino a quando non divenne insopportabile. Ricordo ancora il nostro dialogo, il
nostro nervosismo.
- Se ti dico una cosa, giuri che non mi prendi per pazza?-
- Dimmi pure
- E’ come se avessi la sensazione che qualcuno si sia seduto dietro di noi!-
- Non è possibile…allora anche tu! Io lo sento da prima…credevo di essermi
suggestionata!E ora …ho paura.
La paura aumentò finchè non arrivammo a casa mia. Sapevamo entrambe che qualsiasi
cosa fosse non si trattava affatto di niente di positivo. Però anche qui, dimenticammo
presto l’accaduto. In fondo quella sera la mia amica aveva avuto una brutta delusione
d’amore in un momento in di forte depressione perché sua madre era mancata da poco.
Ed io ero preoccupata perché durante la strada del ritorno lei si era fermata
improvvisamente in una piazzola di sosta cacciando un urlo così forte da forarmi i timpani.
Non potevo nemmeno guidare io perché non avevo ancora la patente. Decisamente non
era stata una serata allegra e spensierata per cui catalogai la cosa come un banale
episodio di suggestione di coppia ( che ovviamente non esiste, me lo ero inventato pur di
non indagare) e pensai ad altro. Per due anni, se non tre.
Però ora c’era il mio ragazzo che mi parlava di alieni, che vengono davvero a rapire le
persone, non ti sto prendendo in giro, lo fanno perché vogliono la loro anima. Aveva
un’ottima capacità di sintesi, che pensò bene di sfruttare al meglio per raccontarmi tutto in
un paio di ore. La prima reazione avrebbe dovuto essere di farmi una bella risata vista la
mia natura alquanto scettica. Invece non solo lessi tutto d’un fiato Alieni o Demoni, ma
accettai di andare con lui alla conferenza di Malanga che, casualmente o opportunamente,
ci sarebbe stata poco tempo dopo. La notte dopo la conferenza, nel giugno del 2007,
improvvisamente mi svegliai e per un istante rimasi completamente calma, finchè non
sentii di dovermi alzare immediatamente perché mi stava accadendo qualcosa di orribile.
Non me lo scorderò mai: saltai dal letto con un’agilità che di certo non mi appartiene e non
si è mai più verificata se non nelle rare, disperate notti in cui mi svegliavo e cercavo di
scacciare l’ennesimo invasore dalla mia camera, dal mio letto, dai miei sogni violati.
Cacciai un urlo lunghissimo con una voce che non riconoscevo, così roca
disperata…terrorizzata. Nel terrore vidi un’ombra nera che si avvicinava alla finestra e mi
parve che l’attraversasse, o attraversasse il muro adiacente, fatto curioso dato che ero al
buio.
O in pochi secondi avevo sviluppato una potenza vocalica da tenore unita alla capacità di
vedere al buio come i felini, o qualcosa non andava.
Ciò che rese l’episodio ancora più scioccante fu che io e il mio ragazzo urlammo
simultaneamente senza un vero perché. Lui non urlava dallo spavento perché lo avevo
fatto io o viceversa, urlammo proprio nello stesso istante.
Accesi immediatamente la luce con il polpaccio dolorante perché nel mio salto avevo
urtato contro la porta e mi usciva del sangue, ci guardammo spaventati ma non c’era
nessuno oltre noi lì. Cercammo di capire cosa fosse successo senza alcuna conclusione,
tranne che anche lui aveva visto l’ombra nera sparire proprio nello stesso punto. Inoltre
sosteneva di aver preso a calci qualcosa nel buio, in effetti quando avevo acceso la luce
stava ancora urlando e scalciando nel letto.
Dopo un po’ riuscimmo a calmarci e tornammo a dormire, come se niente fosse.
Nonostante la conferenza di poche ore prima, nonostante l’ombra nera, nonostante quella
voce dentro di me che diceva devi fare qualcosa che diamine o un giorno ti passeranno
sopra con un trattore e tu non te ne accorgerai nemmeno.
Ma quando non si vuole vedere, non c’è niente da fare.
L’ombra poteva essere un’impressione, omettendo il fatto strano che entrambi l’avevamo
vista nello stesso punto. L’urlo solo un brutto sogno, come due bambini.
E’ incredibile la quantità di spiegazioni razionali che si possono trovare quando non si vuol
vedere che qualcosa sfugge al nostro senso della realtà, le innumerevoli scuse in cui gli
addotti inconsapevoli incanalano la propria creatività per costruire complicati castelli di
sabbia e convincersi che tutto è a posto, che non è vero niente o se lo è non ci riguarda.
In quanto a me, rimasi nell’illusione per un anno all’incirca, però dopo quella notte
cominciai a fare SIMBAD. Sembrava tutto a posto anche lì nonostante accadessero
sempre cose strane mentre cercavo di comunicare con la mia anima, la mia mente ed il
mio spirito. Avevo proprio una testa dura, durissima.
La cosa che ricordo maggiormente di quel periodo, fu la scoperta di Anima attraverso il
SIMBAD. Trovarsi faccia a faccia con se stessi sembra quasi un gioco all’inizio, un
teatrino banale con tre personaggi che parlottano tra loro. Mentre il SIMBAD è molto,
molto di più. Senza di quello non mi sarei mai liberata.
Quando sentii e vidi per la prima volta Anima mi sentii subito lei. Scontrosa, dura, poco
incline a scendere a compromessi, incorruttibile riguardo alle ingiustizie. Ma anche dolce
quando meno me lo aspettavo, capace di meravigliarsi per una sciocchezza, come una
bambina semplicemente felice di essere viva. Così era la mia Anima la prima volta che la
vidi nel SIMBAD, viva nel mio petto come un fuoco in mezzo alla neve.
Spirito era una figurina insignificante, non diceva mai nulla di importante e cercava di
mettere d’accordo Anima con Mente che piagnucolava per ogni piccolezza, mentre Anima
la insultava. Di solito questo tentativo diplomatico da parte sua durava un paio di minuti,
dopodichè esponeva la bandiera bianca e se ne disinteressava placidamente.
Decisamente, non era una bella situazione la mia. Quello fu il mio punto di partenza, un
punto morto.
Tempo dopo mandai il mio TAV a Corrado e risultò negativo. Tirai un sospiro di sollievo,
non sapevo che c’era un margine di errore nel TAV , una piccola percentuale che
inconsciamente non risponde correttamente alle domande falsificandone così il reale esito.
Se già i miei occhi socchiusi stentavano ad aprirsi per i vari parassiti che albergavano
dentro di me fu un’ottima occasione per tentare di richiudermeli definitivamente. Solo che
non ci volevo stare.
Una notte dopo aver parlato a lungo con un addotto mi sentii strana, ero inquieta e avevo
un forte mal di testa misto a un senso di spossatezza che non mi spiegavo.
La mattina dopo mi svegliai e vidi che avevo un capillare rotto nell’occhio sinistro, una
cosa banale che mi era capitata anche altre volte. Non c’era motivo di preoccuparsene né
di preoccuparsi di tutto il resto: il sole sorgeva ogni mattina, io non ero addotta e la vita
continuava ad andare avanti normalmente. Ma l’inquietudine si era impossessata di me da
quella notte, e non riuscivo a liberarmene.
Andai avanti così qualche giorno finchè non andai a trovare il mio ragazzo e gli dissi come
mi sentivo. Lui si offrì di aiutarmi a fare un SIMBAD e scoprii che c’era davvero qualcosa
che non andava. Vidi Spirito appoggiato ad una delle pareti della stanza che si copriva gli
occhi con le mani. Quando gli chiesi cosa non andasse mi rispose che aveva fatto un
grande errore, indagai finchè non vidi una specie di testa luminosa che capii subito essere
il lux. Non ci pensai su a lungo, lo cacciai, con uno sforzo enorme perché era la prima
volta che mi trovavo in quella situazione. Fu una specie di autoesorcismo perché non
vedevo più anima, né la stanza del SIMBAD, ma ero decisa a buttare fuori quel bastardo e
alla fine ci riuscii. Quando, con gli occhi chiusi, mi apparve l’immagine di una croce fatta di
luce con una specie di testa stilizzata davanti che si allontanava rapidamente capii che
l’avevo cacciato. Qualcuno potrebbe dire che sono una pazza con le allucinazioni, ma fatto
strano associai mentalmente l’immagine della croce a quella di una specie di fantasmino
luminoso, e all’epoca non sapevo ancora quanto questo tipo di parassita fosse legato alla
religiosità e apparisse in questa forma più o meno a tutti gli addotti. Quindi o soffrivo di una
malattia sconosciuta di cui soffrivano altre centinaia di persone, oppure Malanga ci aveva
visto giusto, e anche io.
Ma nemmeno questo bastò a farmi capire quanto fossi nel problema, fino a che punto ero
soggiogata!
Forse nel disperato tentativo di capire qualcosa, o forse per caso, da quel momento in poi
per un paio di volte mi capitò di cadere in una specie di trance in cui parlavo con una voce
bassissima e flebile, proprio come la parte animica nelle ipnosi degli addotti, sempre in
presenza del mio ragazzo che mi faceva delle domande e mi incitava a parlare. La mia
Anima aveva evidentemente bisogno di comunicare a qualcuno chi fosse lei realmente, chi
fossi io, dato che a livello conscio io stessa non riuscivo a comprenderlo. Non lo facevo
apposta di questo ne sono sicura, anzi fu la prima cosa che mi chiesi. Mi chiesi
ovviamente se non ero una strana pazza paranoica che voleva mettersi al centro
dell’attenzione sproloquiando a voce bassissima di come era fatto l’universo e di “vite
passate” , ma la verità è che io non avevo un reale controllo su tutto ciò. Quando
accadeva sentivo solo di dovermi sdraiare e uno strano sonno che mi prendeva ma non
fino al punto di addormentarmi. Ma soprattutto scoprii in seguito che in quello stato dicevo
esattamente le stesse cose che dicevano le parti animiche nelle ipnosi di Corrado, di cui
avevo ascoltato si e no cinque minuti e solo di quando usciva fuori la personalità
dell’alieno, non quella di anima.
Quell’estate sentii di dovermi isolare dal mondo, volevo andare il più lontano possibile ma
soprattutto sentire un po’ di silenzio, vedere meno gente possibile convinta che così avrei
potuto capire di più di ciò che mi stava succedendo. Inoltre, qualcosa di nuovo aveva
cominciato ad affacciarsi nei miei sogni. Durante la notte mi capitava spesso di sognare un
bambino vissuto nei primi anni del ‘900, un bambino autistico che si rifiutava di parlare e
comunicava con i suoi disegni, fatti di solito sui muri della sua camera. Disegnava
serpenti, alti uomini dai capelli chiari, scenari fantastici, con un talento incredibile. All’inizio
pensai si trattasse solo di sogni.
Decisa ad isolarmi il più possibile, passai più di un mese con il mio ex ragazzo in un
paesino sperduto di montagna, dove lui andava sin da piccolo a passare le vacanze.
Era una vita molto diversa da quella che ero abituata a fare in città. A parte la corrente
elettrica, non avevamo niente.
La serenità che caratterizzò quel mese, che io ancora considero uno dei più belli della mia
vita, mi ha convinta che per essere felici basta davvero poco e soprattutto, c’è molto meno
bisogno di tutte quelle cose che crediamo indispensabili per vivere bene di quanto noi
stessi non pensiamo. Fu in quella pace che io cominciai a capire davvero qualcosa di più
di me stessa, nonostante gli unici divertimenti fossero la lettura, qualche partita a carte e le
passeggiate nei boschi silenziosi.
I disegni del mio bambino francese si moltiplicavano. In momenti di distrazione disegnavo
donne con occhi da gatto e i capelli rossi, un bambino dentro un cilindro, scrivevo intere
pagine di diario in perfetto francese. Il bambino parlava attraverso di me, o meglio la mia
parte animica aveva evidentemente stabilito una connessione preferenziale tra me e quel
contenitore, che poi credo sia il precedente a quello attuale. Penso che non ci sia nulla di
speciale in tutto ciò: all’epoca lo trovavo strano, oggi normale. La mia anima stava
semplicemente cercando di farmi capire qualcosa. Tra disegni, pagine di diario e un paio
di episodi di “trances” spontanee riuscii a ricostruire sommariamente la storia di questo
bambino.
Era nato nei primi anni del ‘900 da una famiglia francese piuttosto benestante e si
chiamava Michel. A circa 8 anni aveva capito che quei signori che venivano a prenderlo di
notte e che lui chiamava “mamma e papà delle stelle” non erano poi così buoni come
credeva. Da lì era diventato quasi autistico: non parlava più, disegnava solamente e per
questo era costantemente in cura. Lo credevano pazzo. L’incontro con una dottoressa
giovane, forse una delle prime donne che avevano accesso alle professioni mediche, gli
aveva cambiato la vita. Lei gli aveva creduto e a poco a poco era riuscita a farlo uscire dal
suo stato di isolamento, tornando a parlare. Ancora molto giovane, verso i 20 anni, era
riuscito a liberarsi forse spontaneamente e con l’aiuto della dottoressa che cercava ancora
di capire cose gli fosse successo veramente.
Questo fu ciò che riuscii a ricostruire di quel mio vecchio contenitore, o vita precedente se
vogliamo. Il problema era che continuavo ad essere fermamente convinta di essere libera,
il fatto che il ragazzo francese si fosse alla fine liberato era per me una garanzia. In realtà
questo era frutto di una mia lettura errata dei dati, ma soprattutto c’era lo zampino dei vari
parassiti: ormai ero vicina alla verità e l’unica possibilità era confondermi le idee.
Ovviamente la mia mente pragmatica non ci voleva stare a tutto questo gioco. Più andavo
avanti più mi sentivo attratta verso una verità che sentivo mia, ma che allo stesso tempo
mi sembrava così surreale da indurmi a domandarmi se non stavo sognando, se non ero
una strana paranoica che per sfuggire ai problemi della vita quotidiana si rifugiava in
strane visioni di alieni con tanto di vite passate. Ne avevo letto sul libro di Corrado:
sindrome da falsa abduction. In questo caso, ingenuamente, sarebbe stata una sindrome
da falsa abduction terminata.
Purtroppo per me nessuna di queste di ipotesi corrispondeva al mio caso. Ma tanta era la
voglia di sfuggire all’amara realtà che la mia mente era in grado di fare dei giri molto
complessi di cui ancora oggi mi stupisco. Come diavolo abbia fatto ad ignorare tutti i
segnali per così tanto tempo resta per me un mistero.
Quando tornai a casa qualcosa era cambiato drasticamente nella mia vita e sapevo che
non sarei mai più tornata indietro, neanche se lo avessi voluto. Si era spezzata una corda
sottile che teneva legati insieme tanti mattoni, appoggiati casualmente uno sull’altro per
formare il mio piccolo rifugio di menzogne in cui mi ero nascosta per ben 22 anni di vita.
Ora i mattoni crollavano uno ad uno lentamente, senza rumore e senza freni. Ci misero
altri 11 mesi prima di cadere definitivamente.
Verso la fine di settembre parlai per la prima volta con Corrado Malanga durante una
conferenza, ma ero così timida e impacciata che non riuscii a raccontargli nulla fino a un
mese dopo, quando ci incontrammo a Pisa. Tentando di tenere a bada il nervosismo gli
raccontai dei miei simbad, del bambino, gli feci leggere i miei quaderni scritti in francese.
Alla fine dell’incontro ero stremata e imbarazzata, mi sentivo decisamente stupida e
aspettavo il momento in cui Corrado mi avrebbe detto di rivolgermi ad uno psicologo o di
andarmi a fare una bella vacanza in qualche posto esotico.
Invece non disse nulla di tutto ciò. Ascoltò con grande serietà il mio racconto, si mostrò
molto interessato al discorso del ragazzo francese e non diede segno nemmeno per un
attimo di non credere alle mie parole. Conclusi che quel signore così simpatico e
vagamente paterno o mi credeva davvero oppure era un attore da oscar. Alla fine mi disse
che dovevo stare tranquilla, che non ero pazza ma al contrario mi stavo affacciando a
capire delle cose che mi avrebbero sicuramente aiutato a stare meglio.
Non che avessi grandi problemi, anzi. Non mi ritrovavo apparentemente in nessuno di quei
racconti tremendi delle vite degli addotti, solitamente dilaniate e rovinate irrimediabilmente
dall’intervento alieno su di loro e sulle persone che li circondano. Avevo avuto un’infanzia
non facile è vero, ma tutto sommato mi era andata bene. Non capivo allora che questa mia
visione delle cose era dovuta alla mia voglia di vivere e soprattutto alla mia forza d’animo
più che alla verità dei fatti.
Il fatto che nemmeno Corrado pensasse inizialmente che ero addotta mi aveva dato un
motivo in più per sentirmi sicura. La verità era che i parassiti erano così ben nascosti e
agivano in modo così sottile da ingannarci tutti per bene. Inoltre, io non raccontavo molto
di me stessa nelle mail che mandavo inizialmente al professore, per via della mia natura
riservata e perché sapevo che era così pieno di addotti da non poter perdere tempo dietro
ad una ragazza che non aveva di quei problemi. Volevo aiutare gli altri lì per lì, anche se
Corrado mi aveva spiegato che era inutile poiché dovevano essere gli addotti a cercare
aiuto spontaneamente e non il contrario. La mia testardaggine non conosceva limiti perciò
feci ugualmente come mi pareva. Capii pian piano e a mie spese che era fatica sprecata
inoltre non ero proprio nella condizione di poter aiutare nessuno, dato che io stessa ci ero
dentro. Il fatto di non saperlo non andava certo a mio vantaggio.
In quei mesi posso dire di aver minuziosamente lavorato per distruggere definitivamente
autostima e rispetto di me stessa. Feci errori su errori, puntuale come un’orologio svizzero
non appena risolvevo un piccolo problema se ne presentava ( o me ne andavo a creare)
uno più grande e non capivo assolutamente nulla. Il mio ragazzo si stava allontanando da
me, avevamo sempre meno cose da dirci e litigavamo in continuazione. Inoltre sembrava
infastidito dal fatto che mi sentissi con Corrado e che volessi tornare a trovarlo per fargli
sentire le registrazioni delle mie regressioni spontanee. Era strano. Prima mi aveva spinto
ad indagare e adesso mi voltava le spalle. In quel periodo ero completamente succube
della sua influenza, si poneva nei miei confronti come una specie di guru spirituale e io
scoppiavo a piangere appena succedeva qualcosa che ci portava a litigare. Non lo faceva
apposta, eravamo semplicemente due addotti che si rendevano la vita impossibile a
vicenda, come tutti. Inoltre avevo iniziato una storia clandestina, la più sbagliata che
potessi trovare , con un altro uomo molto più vecchio di me e dulcis in fundo avevo
conosciuto quello che sarebbe poi diventato il mio ragazzo molto più tardi. Tutto ciò
ovviamente non faceva che alimentare sensi di colpa latenti, agivo senza una volontà
reale, facevo le cose perché così andavano fatte, senza chiedermi perché. Inoltre, il mio
ragazzo di allora voleva convincermi a lasciare gli studi di recitazione, cambiare vita e
andarmene con lui in qualche posto sperduto a fare non so cosa, lontano da questa
società di merda diceva lui. Ma soprattutto lontana dalla mia vita e dai miei sogni.
Ovviamente qualcosa dentro di me si opponeva con ferocia, ma ero pesantemente
influenzata dal lux e dai dubbi così il risultato era che accusavo me stessa di non essere
abbastanza coraggiosa da abbandonare tutto per amore ed ero disposta a chiedere scusa
anche per cose che non stavano né in cielo né in terra. Quando litigavamo, quando volevo
andare a vedere uno spettacolo e dovevo lottare, anche quando dovevo mandare una mail
a Corrado o scrivere sul vecchio forum di Sentistoria alla fine mi sentivo colpevole,
scoppiavo in lacrime e chiedevo scusa, a testa bassa.
In vita mia non mi ero mai sentita così fragile, vulnerabile e persa.
A poco a poco mi resi conto che qualcosa ancora non andava, non potevo più
nascondermi dietro i postumi di un’adduzione terminata. Se davvero ero un’ex addotta,
perché ancora avevo continui problemi? Perché ogni cosa mi faceva soffrire e soprattutto
non riuscivo a distaccarmi da certi argomenti? Non mi erano mai interessati gli alieni. Non
aveva senso interessamene ora, eppure non potevo farne a meno. Mano a mano che il
tempo passava le mie mail a Corrado diventavano sempre più angosciose, i sogni
disturbati.
Una notte addirittura mi svegliai di colpo, completamente paralizzata. Qualcosa saltava sul
mio letto bloccandomi i piedi, e con un’enorme sforzo riuscii a muovermi. Non dormii per
parecchie ore, chiedendomi…perché? Perché succede ancora tutto questo? Facevo il
simbad e Anima mi parlava sempre con una voce che nulla aveva a che fare con la sua -
mia- personalità iniziale. Era diventata sdolcinata, melliflua, troppo arrendevole per i miei
gusti. Qualcosa non andava in quell’entità melensa e lamentosa. Non era un’anima, ma
una gatta morta.
La gatta morta iniziò a farmi sentire la sua voce anche durante il giorno, molto spesso, una
voce nella testa che io attribuii per molto tempo alla mia Anima.
Se inizi a fare una ricerca e vuoi davvero vedere come stanno le cose, non esiste lux,
ringhio o uomo primo che possa impedirtelo. Possono ingannarti per un po’, ma se
davvero si è alla ricerca della verità prima o poi i pezzi del puzzle cominciano a venir fuori
tutti insieme e a trovare il giusto incastro. Ed è esattamente ciò che accadde, nel mio caso
fu il corso degli eventi a decidere per me.
In realtà era tutto studiato, tutto organizzato a puntino affinché io potessi sentirmi ancor più
insulsa di come mi sentissi. Perché quella storia che era iniziata come un gioco, stava
diventando scomoda per me. Di colpo mi sentivo tremendamente in colpa verso il mio
ragazzo a cui mentivo costantemente con una leggerezza che di certo non mi
apparteneva. Il mese di maggio fu il più duro. Mi crollò in un attimo tutto addosso, non
sapevo come affrontare la situazione, mi sentivo solo un’oca cretina un tantino facile.
Scoprii la presenza di ringhio dopo un mese di sofferenze fisiche e di tendenza
all’anoressia, durante SIMBAD. Poi fu la volta del lux. Quando infine comparve la mia
MAA di rettile durante l’ennesimo SIMBAD fu chiaro che non avevo fatto che mentire a me
stessa per tutto quel tempo. Era agosto e stavo per partire per Parigi per una settimana, la
mia città preferita, ma non riuscivo a smettere di piangere. Chiamai Corrado in lacrime,
insultandomi continuamente, sentendomi sconfitta e delusa da me stessa, totalmente priva
di forze. Lui lasciò che piangessi tutte le mie insicurezze, poi mi disse che il fatto di essere
riuscita ad alzare il telefono era già segno di coraggio. Mi disse di approfittare di quei
giorni di riposo per riflettere e calmarmi, che ora che li avevo scoperti avevo fatto il passo
più difficile, il più duro e ormai il cammino era tutto in discesa. Povero Corrado. Lui si era
reso conto da tempo della mia reale situazione, ma non mi aveva mai detto nulla perché
sapeva bene che dovevo arrivarci da sola. Oltretutto dovette tranquillizzarmi perché stavo
per partire, ben sapendo che in quella situazione un viaggio a Parigi era proprio l’ultima
cosa che mi ci voleva. Parigi è una città molto attiva nel campo delle abduction, e molti
miei ricordi di prelevamenti sono proprio in territorio francese. Però ovviamente non poteva
dirmi bene bimba, domani partirai e loro saranno lì ad accoglierti a braccia aperte. Non
sarei mai salita sull’aereo.
Capire di essere addotti è effettivamente il passo più difficile, il primo e più importante che
una persona in quella situazione deve avere la forza di fare. Solo un addotto può capire
cosa si prova: ci si sente immediatamente soli, persi e stupidi, così stupidi! La parola più
giusta è beffati, beffati da se stessi. E poi la vergogna…la vergona di essere addotti…è un
miscuglio di sentimenti autolesionisti che inizialmente ti distrugge. E’ per questo, credo,
che se si dice ad un addotto inconsapevole che è nei guai reagisce con rabbia e si mette
subito sulla difensiva. In realtà sa benissimo come stanno le cose, ma dirlo ad alta voce
significa ammettere che di sua spontanea volontà va a fare da cavia a un’orda di creature
che di umano non hanno nulla. E’ una cosa frustrante da ammettere, per questo c’è chi
non lo ammette mai davvero con se stesso e preferisce vivere nell’illusione. Inizialmente si
sta molto male, ma poi il dolore passa e a quel punto ci sono due strade da percorrere: si
può scegliere di restare così, o di iniziare a lottare.E’ facile voltare le spalle a tutto e
andare avanti come se niente fosse. Nessuno ci chiederà spiegazioni né ci potrà criticare,
perché per il resto del mondo gli alieni non esistono. Più difficile è dire basta, io la mia vita
me la riprendo, anche a costo di strapparmi di dosso tutto quello che fino ad ora era stato
importante per me. Per quanto assurdo possa sembrare agli occhi di chi è libero o chi non
ha passato questa fase, è molto difficile all’inizio rinunciare a loro perché in un certo senso
li si sente parte di noi per il solo motivo che non abbiamo mai vissuto senza di loro. Oggi
che riesco a guardarmi allo specchio senza ombre, posso dire che la via più difficile è
anche quella più giusta.
Ma allora era tutta un’altra storia. Mi vergognavo anche solo a telefonare a Corrado e
farmi sentire triste, chiedergli aiuto, perché volevo fare tutto da sola. Da un lato perché
sono così per mia natura, e poi perché avevo sempre criticato gli addotti definendoli dei
codardi e incitandoli a liberarsi, in altre parole avevo sempre predicato bene e razzolato
male. Ed infine lo ammetto, ero molto orgogliosa, un difetto su cui ancora oggi cerco di
lavorare. La prima lezione sull’orgoglio me la diede proprio Corrado.Gli dissi quanto mi
sentivo scema a piangere con uno che conoscevo appena e che poteva essermi padre, e
che non avrei dovuto chiedere aiuto a lui ma farcela da sola. Lui rispose che il mio
discorso era totalmente privo di senso, che è normale aver bisogno degli altri e forse un
giorno sarebbe stato lui ad aver bisogno del mio aiuto. Vista così, non l’avevo mai
considerata. Ingoiai i singhiozzi e mi preparai a lottare.
Aspetto ancora quella richiesta d’aiuto, semmai a lui servisse. Io ci sarò quando e se
arriverà, perché in quel primo difficilissimo passo se non ci fosse stata la pazienza di
questa persona che molti giudicano un ciarlatano io sarei ancora ad accendere i ceri a san
lux. E non è un gran bello spettacolo.
RINGHIO, IL PRIMO OSTACOLO
Come ho già accennato, ringhio fu il primo intruso a palesarsi.Allora non avevo capito fino
a che punto ci stessi dentro, e continuai a non capirlo perché in fondo ringhio e lux sono
parassiti che spesso e volentieri si attaccano anche a persone non addotte. In teoria,
poteva essere quello il mio caso. Fu tutto molto veloce, e non ebbi il tempo di
razionalizzare alcunché: da un giorno all’altro precipitai in uno stato di depressione senza
precedenti. Nemmeno quando avevo perso mia nonna, una persona per me
importantissima con cui avevo un rapporto profondo e viscerale, o quando avevo dovuto
affrontare da sola la lunga e lenta separazione dei miei genitori, in quanto figlia unica, mai
e poi mai ero stata così. C’era stata la mia crisi di pianto quando mi avevano impedito di
salutare mia nonna prima di chiudere la sua bara, avevo dato di matto e urlato per un
pomeriggio intero. C’era stata la mia presunta fuga di casa quando invece mi ero nascosta
dentro l’armadio dicendo che volevo scomparire, quando mio padre aveva mancato ad un
nostro appuntamento. Ma mai c’era stata quel senso di totale sconfitta tutto insieme.
Quella notte ero con il mio “amante” clandestino. Se ci penso oggi, mi viene da ridere, ma
allora c’era ben poco da divertirsi. Mentre ero con lui ricordo l’istante esatto in cui qualcosa
si spezzò irrimediabilmente: eravamo abbracciati, e io sentii un dolore lancinante al plesso
solare misto ad un’improvvisa voglia di piangere e di urlare. Fuggi in fretta da casa sua
senza capire nulla, e ancora oggi non so se quell’episodio abbia significato realmente
qualcosa, fattosta che l’indomani cambiò tutto. Per prima cosa, mi sentivo tremendamente
stanca e debole, la mattina riuscivo a malapena ad alzarmi dal letto. Mi guardavo intorno
come se non vedessi nulla, riuscivo a nascondere il mio dolore con una estrema freddezza
e mi rifiutavo di mangiare, cosa strana dato che ho sempre avuto un rapporto piuttosto
equilibrato col cibo. In poco tempo persi parecchi chili, al punto che guardandomi allo
specchio riuscivo a contarmi le costole e i pantaloni mi andavano tutti larghi di almeno due
taglie. Non potevo dormire. Mi giravo e rigiravo nel letto senza riuscire a prendere sonno,
pregavo la mia anima di farmi addormentare e guardavo il soffitto mentre lacrime
involontarie mi uscivano silenziose dagli occhi. In questo stato rimasi per circa un mese.
Mi decisi a far luce su questo, con le poche forze che avevo, quando mi accorsi che mi
stavo avvicinando sempre di più all’anoressia.La sola vista del cibo mi provocava un
rigurgito e non riuscivo a ingoiare nemmeno un chicco di riso, finchè non mi venne in
mente mia cugina più grande, una ragazza bellissima ossessionata dal suo peso e la sua
adolescenza passata da uno psicologo all’altro senza che nessuno riuscisse a guarirla
dalla bulimia. Decisi che non era il caso di ridurmi in quello stato e mi imposi di mangiare,
riuscendoci a poco a poco. In quel caso la mia cocciutaggine mi fu molto utile, inoltre capii
come si dovevano sentire le persone che rifiutano il cibo e mi accorsi che meno mangiavo
e meno avevo appetito e viceversa. Risolto questo problema avevo riacquistato un po’ di
forze e riuscivo bene o male ad alzarmi dal letto la mattina, così feci un simbad per capire
cosa diavolo stessero combinando le mie parti. Lì trovai ringhio in tutta la sua cattiveria.
Non lo cacciai subito perché avevo paura e anima sembrava non riuscire a catturarlo, le
sfuggiva dalle mani come una gelatina nera e viscida. Poco dopo, credo un paio di giorni,
mentre ero sdraiata sul letto decisi che volevo vedere ringhio non come appariva nelle
adduzioni col suo corpo fittizio, ma per come era realmente. Fu un’esperienza davvero
terrificante, che durò pochi istanti ma per poco non andai fuori di testa. Mi ricordai troppo
tardi che lui proveniva da un’altra dimensione e cercando di coglierne l’essenza mi sentii
trascinata in un luogo oscuro e opprimente dove era tutto piatto come nei cartoni animati e
regnava un fetore di cadavere in decomposizione. Nello schifo più totale si materializzò il
volto di un essere che non riuscirei a definire, una specie di mostro con la bocca bavosa
tutto nero e lucido, non so come ho fatto a non vomitare. Poi qualcosa “tornò” in me e mi
ritrovai nella stanza del simbad con questa ombra nera che vagava, finchè la mia parte
animica evidentemente satura decise che era ora di farla finita con quel teatrino e mandò
ringhio all’altro mondo. Lì per lì non avevo capito bene cosa fosse successo, pensavo
fosse tutto frutto della mia immaginazione ma dovetti ricredermi quando iniziai a stare
meglio. Un’altra cosa che mi capitava sotto l’effetto di ringhio era sentire delle strane fitte
all’addome che andavano dall’alto verso il basso, proprio come se ci fosse qualcosa che
mi camminava dentro. E’ assurdo e me ne rendo conto, ma a parlare furono i fatti, e dopo
quella specie di simbad istantaneo i problemi che avevo sparirono. Raccontai tutto a
Corrado che non mostrò la minima sorpresa, e mi confermò che spesso la parte animica
eliminava in pochi secondi lo scocciatore di turno quando ne aveva preso coscienza.
Togliere ringhio fu certamente un buon passo avanti, e la conferma della sua effettiva
eliminazione mi giunse attraverso le ancore e i ricordi dei rapimenti successivi dove da
nessuna parte compariva lui. Avevo fatto un favore a me stessa ma purtroppo anche al
lux, che trovandosi finalmente senza il suo scomodo coinquilino fece festa a tutto
spiano.Lui fu il secondo ostacolo che trovai e dovetti eliminarlo altre due volte per
liberamente definitivamente. La seconda volta che me ne liberai, dopo l’episodio
dell’esorcismo casereccio che avevo fatto l’estate prima fu solo un tentativo. L’ultima e
definitiva, avvenne solo dopo parecchi mesi e un lungo e doloroso lavoro su me stessa.
IL LUX E IL SENSO DI COLPA
La prima cosa che posso dire di quest’essere, è che è tremendamente infido. Non trovo
altra parola per discriverlo al meglio. Ora che me lo sono lasciato alle spalle da molto
tempo i suoi metodi mi sembrano chiarissimi e ripetitivi (una caratteristica quest’ultima
comune a tutti gli alieni) e non mi fa più alcuna paura, data la sua banalità. Ma allora era
tutta un’altra storia. Innanzitutto, a livello generale, ora mi accorgo di quanto tutta la cultura
odierna, i modi di fare e di concepire la vita e i rapporti umani siano profondamente
permeati della mentalità di quest’essere, al punto tale che chi è libero appare quasi come
un mostro o un’insensibile agli occhi della maggior parte della gente. Quando mi resi conto
di essere, per la terza volta, parassitata dal lux mi sentii la persona più idiota del mondo.
Ero sprofondata in un baratro: se per la terza volta questo coso era riuscito a rientrare
allora significava solo che ero condannata a tenermelo a vita. Il fatto che Corrado, tra le
righe, mi dicesse che era rientrato perché io l’avevo voluto lì per lì non mi aiutava affatto.
Mi sentivo ancora peggio. Tuttavia, oltre a dirmi questo, mi disse anche che non ero affatto
condannata a nulla e che ora, senza fretta, dovevo solo iniziare a cercare le ragioni per cui
questo accadeva. Di nuovo lo stesso errore, come i bambini piccoli che iniziano a dormire
senza pannolino e la notte bagnano il letto nonostante si ripromettano di non farlo.
Umiliata e sporca. Andò avanti così per un po’, e la mia vacanza a Parigi mi diede il colpo
di grazia. Il primo giorno improvvisamente sentii un desiderio irrefrenabile di uscire a fare
delle fotografie, da sola. Così senza pensarci un attimo passai una buona mezz’ora fuori a
fare foto, specialmente ad una finestra che dava su un marciapiede tipo seminterrato. La
fotografai tre o quattro volte, un gesto totalmente privo di senso. Poi tornai a casa e mi
dovetti sedere perché non mi reggevo in piedi. Parlando con mio cugino che era lì con me,
non riuscivo a cogliere bene il senso delle sue parole, mi sembrava che i suoni non
fossero sincronizzati col movimento delle labbra, avevo freddo e caldo insieme e un gran
mal di testa. Rispondevo alle domande e partecipavo alle conversazioni come se niente
fosse ma mi sentivo da un’altra parte. La notte feci uno strano sogno, che mi riportò nella
stessa strada del giorno prima, sullo stesso ponte che avevo attraversato ma con
l’aggiunta di una grossa palla luminosa che si allontanava dal fiume a tutta velocità. Non ci
voleva un genio per capire che mi avevano preso e il mio inconscio stava cercando di
farmi ricordare tutto. Provai con le ancore ma non ci riuscii, ero ancora troppo spaventata.
Riuscii a mettermi in contatto con Corrado che gentilmente rispose sempre alle mie mail
nonostante fosse agosto inoltrato e non mostrò alcuna sorpresa quando gli dissi che
appena arrivata sulle rive della Senna mi avevano fatto la festa. Sembrava se lo
aspettasse. Passai una delle vacanze più schifose della mia vita, tornai a Roma più
incazzata che mai e decisa a farla finita subito con questa storia. Non solo il mio viaggio
nella città che amo di più al mondo era stato rovinato da un’abduction e altri problemi di
“convivenza” con le altre persone in casa con me, tutti miei familiari, ma non avevo
neppure avuto la tranquillità di fare le ricerche che volevo. Ero partita infatti con l’intento di
fare delle ricerche circa l’esistenza del mio bambino francese, andando in biblioteche e
cercando di recuperare vecchi archivi anagrafici. Conoscendo abbastanza bene il
francese, con un po’ di fortuna potevo trovare qualcosa. Invece anche questo era andato
in fumo.
Nello pieno dello sconforto però qualcosa di positivo era accaduto: non ero riuscita ad
evitare un rapimento ma almeno me lo ero in parte ricordato. Iniziai così a fare seriamente
le ancore appena tornata a casa. Dopo tentativi andati a vuoto riuscii a ricordare
l’abduction parigina e posso affermare che non auguro a nessuno una cosa così. Tutto
quello che potevano farmi in 45 minuti lo avevano fatto. Prelievi, una gastroscopia, mi
avevano attaccato ad una macchina per fare una specie di lavaggio del sangue, una cosa
che se ci penso oggi dico questi sono i veri psicopatici dell’universo altro che gli esseri
umani rinchiusi nei reparti di psichiatria.
Nel luogo sotterraneo in cui due militari mi avevano portato c’era una quantità di bestiame
da fare invidia al migliore dei circhi, in più militari di varie razze e aiutanti minori come i
testa-cuore che vidi solo in quella occasione, un clamoroso bordello. Il marciume della
situazione richiede un linguaggio adeguato.
La cosa “divertente” fu scoprire che la finestra che mi ero fissata a fotografare era il posto
da cui, nel ricordo, spuntarono i militari. Quelle fotografie, stranamente, non sono mai
riuscita a vederle più di una volta poiché i file si erano misteriosamente danneggiati e
nessuno è mai più riuscito ad aprirli.
Finalmente ero riuscita a ricordare qualcosa, finalmente mi ero sbloccata nonostante
durante le ancore sentissi forte l’interferenza del lux che cercava di spaventarmi con
diverse minacce di cui ora come ora non ricordo la natura esatta. La cosa che mi spaventò
di più accadde poco tempo dopo.
Corrado mi aveva spiegato che a tutti gli addotti, chi più e chi meno, accadeva una cosa
che lui associava alla sindrome di Stoccolma delle persone rapite. La persona vede nel
suo rapitore una specie di salvatore perché senza di lui nella reclusione non può
sopravvivere e anche una volta libero non vuole separarsene. Questo accade anche agli
addotti con i diversi parassiti o la loro MAA.
A me sembrava una cosa contro natura, non era possibile che io mi odiassi al punto da
non volermi separare dal mio aguzzino numero uno. La risposta arrivò chiara e forte
durante un SIMBAD. Mentre incalzavo anima, chiedendo perché, perché non lo eliminasse
perché dovevo soffrire, mente e spirito erano scoppiati in singhiozzi. Io ero scoppiata a
piangere e tra le lacrime ripetevo che loro erano stati sempre con me da quando ero nata,
loro erano me, non potevo mandarli via erano troppo parte di me.
Era proprio così allora. Tutto come da copione. Mi sembrava di leggere una mia caricatura
quando prendevo in mano i testi di Corrado. Chissà forse è per questo che gli addotti a
volte reagiscono così male leggendoli.
Una volta scoperto ciò la rabbia e il rancore verso me stessa aumentarono a dismisura,
era inutile, non riuscivo ancora a rivolgere la rabbia verso chi avrei dovuto e non verso me
stessa. Quando si è pesantemente luxati ho notato sempre due atteggiamenti
preponderanti, che possono acuirsi quando ci si sta per liberare proprio perché il parassita
esercita una pressione maggiore nel tentativo di non farsi eliminare. Il lux fa diventare
tremendamente vittimisti oppure può scatenare manie di potenza non indifferenti, in cui
l’affermazione di se stessi attraverso il consenso degli altri è indispensabile per il proprio
equilibrio, proprio perché in realtà ci si fa schifo da soli. Dato che mi sono sempre rifiutata
di fare la vittima, iniziai a protendere per il secondo atteggiamento anche questo molto
lontano dalla vera me stessa e di conseguenza non riuscivo a guardarmi allo specchio
senza sentirmi strana. Inoltre iniziai a vedere alieni ovunque, in qualsiasi piccola cosa che
mi andava storta nella giornata, senza rendermi conto che anche questa era una forma di
vittimismo, seppur più sottile. Una volta ricordo che chiamai Corrado in preda al panico per
una banalità assurda accadutami al lavoro che mi era sembrata enorme, e lui mi parlò di
sudditanza da lux. Usò proprio questa parola, sudditanza. Era davvero umiliante se si
pensa al significato profondo che ha questa parola. Lui non intendeva offendermi e io non
mi sentii offesa da lui, ma ancora una volta da me stessa. Su qualcuno doveva ricadere la
colpa, una colpa doveva esistere, e non volendola attribuire a nessuno la facevo ricadere
a tratti su di me, a tratti sugli alieni cattivi che mi venivano a prendere.
Solo molto tempo dopo capii la reale natura del senso di colpa, ovvero che è una cosa
totalmente inesistente,oggi che sono libera ritengo che al massimo esistono
responsabilità, non certo colpe.
Dato che vedere alieni ovunque senza mantenere un minimo di razionalità seppur
nell’assurdo è a mio avviso il miglior modo per impazzire, le mie mail a Corrado
diventarono sempre più prive di veri contenuti e strapiene di elucubrazioni mentali senza
senso. Una volta lui non mi rispose, e dato che di solito mi rispondeva sempre lo chiamai e
per la prima volta fu piuttosto freddino. Non mi trattò male, ma durante tutta la telefonata
continuava a ripetere che il miracolo non poteva farlo lui al posto mio, e cose simili. Sentii
chiaramente una insofferenza di fondo e me ne stupii, devo dire che fui abbastanza
intelligente da non mettermi a frignare ma al contrario cominciai a farmi domande e a
cercare riposte. Quando rilessi la mail a cui non avevo ricevuto risposta, tutto mi apparve
chiaro: avevo scritto una marea di cretinate. Non c’era risposta che andasse bene a quella
mail per il semplice fatto che erano discorsi a vuoto che non giungevano ad alcuna
conclusione. Stavo perdendo tempo e mi stavo fissando su cose inutili, facendo davvero
un gran favore al lux che sicuramente si dedicava molto ad incoraggiare, se non addirittura
provocare, questo mio comportamento. Perciò mi misi in testa di farla finita con le
elucubrazioni, non avere fretta di fare tutto e subito perché evidentemente non era il
momento, e continuare seriamente con SIMBAD e ancore che mi avrebbero aiutato molto
di più a maturare la giusta coscienza per cacciare il parassita rispetto a giri di parole privi
di senso. E tutto questo, per assurdo, lo capii a partire da una mail a cui Corrado non
rispose nemmeno!
Non ho mai saputo se quel giorno la mia mail gli sfuggì tra le tante o se si trattò di un
deliberato tentativo di farmi rinsavire ricorrendo al diplomatico e talvolta eloquente
espediente del silenzio. Se di mossa si trattava, fu piuttosto astuta.
Da lì in poi mi imposi di ricominciare normalmente la mia vita portando avanti la
liberazione, ma non ci riuscivo. Avevo iniziato a parlare con molte altre persone addotte
perché mi sentivo molto sola in questa situazione, dato che in casa l’argomento era
praticamente intoccabile. Di positivo c’era che facevo molte ancore cercando di capire
quali e quanti rapimenti avessi subito, e purtroppo il primo che ricordai proprio in quel
periodo fu il più duro per una addotta. Il prelevamento di un feto. Masochisticamente andai
a ripescare proprio il battesimo se vogliamo sdrammatizzare, ovvero la prima volta che mi
facevano quel tipo di operazione lì. Il senso di umiliazione e di sporcizia fino all’ultima fibra
che mi prese e con cui ancora oggi lotto ripensando a certi eventi, non è descrivibile.
Questo è uno dei motivi per cui questi esseri schifosi devono sparire dalla faccia della
terra. In sostanza ricordai che mi presero mentre ero a scuola, avevo 15 anni e mi
portarono in un posto squallido dove, sdraiata sul lettino, mi tolsero una specie di
bestiaccia che avevo amorosamente allevato senza saperlo. Credo fu un grigio a
prendermi quel mostriciattolo mentre una donna orange tentava di calmarmi
accarezzandomi la testa e dicendomi che presto sarebbe tutto finito, purtroppo la mia
parte animica in quel momento era fuori del corpo proprio perché stavo soffrendo troppo,
in effetti nell’ancora gemevo e mi usciva sangue. Fui sollevata nel vedere che il feto era
morto, se non altro non poterono usarlo per i loro scopi indegni. La cosa che mi fece più
male oltre al ricordo del dolore fisico che mi provocava quella specie di ampolla che usano
per prelevare il feto ( io la vidi come un piccolo cilindro con del liquido all’interno e al
vertice una pinza) , fu il fatto che essendo appunto la prima volta nella mia vita c’era una
quantità di gente che osservava attentamente la cosa con tanto di commenti tecnici su
come andava, proprio come se fossi una macchina in rodaggio.
Questo fu solo uno dei tanti ricordi recuperati in quel periodo. Cercavo spesso nei
SIMBAD di mandare via il lux, che interferiva talvolta anche durante il recupero dei ricordi
con le ancore, ma ancora non ne avevo la forza. Una volta addirittura anima prese per
mano il lux dicendo che lei non poteva cacciarlo perché era suo figlio. C’è da dire che
questo tipo di parassita aveva influenzato tutta la mia vita in un rapporto di morbosa
dipendenza: sin da piccola mi ero sentita stupida, brutta, e ogni fallimento mi sembrava in
ostacolo insormontabile. Il gioco era questo: se il mondo ti rifiuta, ci sono sempre io che
non ti rifiuterò mai e non sarai mai sola.Ovviamente si tratta di una menzogna, in quanto il
senso di rifiuto verso la realtà circostante e quell’apparente impossibilità di trovare un
posto nel mondo, sensazione a mio avviso comune a tutti gli addotti, non è una cosa
spontanea ma provocata dall’azione dei parassiti.
Il mio senso di abbandono aveva radici ataviche e risaliva alla separazione tra i miei
genitori, un evento di cui avevo sempre avuto il presentimento fin dalla tenera età. Come
tutti i genitori addotti, avevano fatto una figlia da regalare allo stesso allevamento di cui
facevano parte, impegnandocisi pure perché mia madre aveva problemi ad avere bambini.
Così una volta nata i giochi erano fatti, ed io mi ero ritrovata a crescere tra due persone
tra cui sentivo chiaramente l’assenza di una vera unione. Così avevo atteso in silenzio la
rovina della mia famiglia per anni e questa era avvenuta solo quando ne avevo compiuti
dodici, una lunga attesa se consideriamo che da quando ne avevo circa quattro stavo
aspettando con terrore quell’istante. In questa situazione ci volle davvero poco ai miei
aguzzini a spacciarsi per amorevoli balie e mio porto sicuro, specialmente al lux che recita
la parte dell’angelo custode.
La mia vita sentimentale andava di male in peggio. Mi ero definitivamente lasciata col mio
ex ragazzo perché inconsciamente sentivo che il nostro era un rapporto non voluto da noi,
in cui il lux c’entrava moltissimo e in effetti eravamo entrambi pesantemente sotto la sua
influenza. Ma non avevo avuto il coraggio di dirgli che l’avevo tradito, creando così un
senso di colpa su cui il suddetto parassita giocava alla grande. Ogni tanto l’altro uomo con
cui uscivo mi chiamava, si trattava di una persona a sua volta disperata che cercava
compagnia, in altre parole mi sfruttava quando ne aveva voglia e io non avevo il coraggio
di rifiutarmi. Mi rendo conto che detta così non sembra una situazione particolarmente
problematica semmai un romanzo rosa di terza categoria, ma in quel momento quella
situazione mi mandava fuori perché ero totalmente incapace di autogestirmi. Inoltre, la vita
sentimentale di un addotto è fortemente se non totalmente influenzata dagli alieni. Finchè
dopo tante ancore una sera decisi che era ora di mettere ordine una volta per tutte. Prima
di allora mi dicevo: ora non sono pronta per affrontare il mio ex ragazzo che è ancora
convinto che noi torneremo insieme perché essendo addotta non lo farei nel modo
giusto,prima mi libero poi agisco. Non era così che doveva andare: io dovevo agire a
prescindere da alieni di qualsivoglia tipo, era ora di prendere in mano la mia situazione e
non doveva importarmi di chi ci avrebbe guadagnato o cosa. Io dovevo semplicemente
fidarmi di me stessa, guardare in faccia i miei errori e assumermene la responsabilità,
perché niente sarebbe stato più forte della mia volontà. Affrontai così il mio ex dicendogli
tutta la verità e tentando di spiegagli tra le lacrime il vero motivo per cui l’avevo lasciato.
Fu un dramma lì per lì, ma finalmente avevo alzato la testa ed ero riuscita a prendere una
decisione fregandomene delle conseguenze, ero riuscita a seguire il mio cuore e fare la
cosa che ritenevo più giusta.
La parola responsabilità non piace molto agli alieni, soprattutto al lux, il quale sostituisce
ad essa il concetto di colpa ovvero qualcosa che non si risolve mai e che è sempre lì
dietro l’angolo pronto a riaffiorare in un momento di debolezza. Le persone in mano al lux
non sono mai in grado di chiudere col proprio passato e andare oltre.
Se ho raccontato tutto questo apparentemente lontano da dinamiche aliene, è perché fu
proprio l’evento che mi permise di liberarmi della presenza del lux. Lui ci aveva messi
insieme perché fossimo facilmente manipolabili, io avevo lasciato il mio ragazzo, chiaro
oggetto del lux per tenermi sotto ma l’avevo fatto in un modo che poteva essermi
facilmente ritorto contro creando un senso di colpa, ovvero un tradimento. Ora io avevo
avuto il coraggio di affrontare la situazione e lasciarmela alle spalle, dunque essendo tutto
ciò legato a questo parassita mi ero lasciata alle spalle anche lui. Nel mio cuore ero già
libera.
Dopo pochi giorni riuscii quasi a eliminare il lux, e la cosa stava accadendo
spontaneamente mentre facevo un esercizio che mi aveva suggerito un ragazzo che in
quel periodo stava iniziando ad aiutare gli addotti con SIMBAD e ipnosi. Sarebbe diventato
la mia seconda guida dopo Corrado.Lui mi aveva detto di provare a parlare con la mia
anima tutte le sere prima di dormire, anche a voce alta proprio come se ci fosse un
interlocutore al mio fianco, dicendo tutto quello che mi veniva in mente. Tentai
quest’esercizio due volte. La prima, mentre parlavo sommessamente per non farmi sentire
ed evitare così un soggiorno nel reparto psichiatria più vicino, iniziai a sentire delle
vibrazioni o dei formicolii fortissimi al plesso solare e il petto che si gonfiava. Avevo la
sensazione che qualcosa si stesse staccando da me, ma sul più bello mio padre con i miei
fratellini bussarono al vetro della finestra. Loro abitano dall’altra parte della città ed erano
le tre di notte, però non ricordo bene cosa dovevano fare ed avevano deciso di passare a
salutarmi. Se avevo ancora qualche dubbio sull’esistenza delle coincidenze, in quel
momento si dissolse del tutto. Credo che mormorai qualche parolaccia tra i denti prima di
addormentarmi con il lux trionfante ancora attaccato addosso. La notte dopo stavo
parlando con un addotto via skype, quando cominciai a sentire un suono in lontananza
come una radio lontana. Inizialmente non diedi peso alla cosa, ma diventava sempre più
forte al punto da spingermi a capire da dove provenisse. La cosa curiosa è che questa
specie di musica ogni tanto si interrompeva e quando accadeva la persona con cui stavo
parlando sentiva delle forti botte al plesso solare, come fosse qualcosa che voleva entragli
dentro. Questo ragazzo si era da poco liberato dal lux e in quel momento mi stava
incitando a liberarmene, io nel discorso divagavo ma lui mi incalzava dicendo che non
dovevo pensarci più di tanto, ma farlo e basta. Così, forse, il mio lux stava cercando di
fargliela pagare o evitare che parlassimo? Era davvero troppo. Non potevamo nemmeno
esserci suggestionati a vicenda, perché nello stesso istante che questa musica cessava,
senza che io gli dicessi nulla lui mi diceva di doversi allontanare dal pc perché la pressione
al petto era ricominciata. Per quanto assurdo possa sembrare, il lux cercava di infierire a
turno su di me e su di lui, e il risultato era che non potevo più nemmeno parlare con un
amico a chilometri di distanza! Mi sdraiai nel letto infuriata: ero arrivata al punto di essere
un pericolo per chi era libero. Praticamente un’appestata. Mentre dicevo tutto questo ad
alta voce rivolta alla mia anima sentii una forte energia che si concentrava sotto al mio
petto e l’unica cosa che posso dire è che mi sembrò che qualcosa si accartocciasse
dentro. Non trovo nel mio vocabolario parole più adatte. Dopo di ciò mi addormentai pur
non capendo cosa fosse realmente successo, in fondo ci avevo provato tante volte a farlo
fuori.
Il giorno dopo il mio umore era alle stelle. Mi svegliai col sorriso sulle labbra, ero
felicissima e piena di energia senza alcun motivo razionale, eppure non potevo smettere di
sorridere. Chiamai Corrado che mi disse di fare un SIMBAD di controllo, e lì trovai il mio
spirito rinato.
Nei precedenti SIMBAD aveva cominciato ad apparirmi come un vecchietto sempre
stanco e distrutto, mentre ora lo vedevo giovane e fortissimo. Feci vedere alla mia anima
qual’era la sua vibrazione e apparire la vibrazione corrispondente al lux, le dissi di
guardare com’erano diverse e di evitare quella del lux per sempre. Così seppi che ero
finalmente libera, la conferma definitiva arrivò alcuni giorni dopo perché ancora non mi
sembrava possibile di esserci riuscita. Per la prima volta non mi sentivo un’estranea tra la
gente. Qualsiasi cosa facessi durante il giorno, non mi sentivo più sola né spaesata, né
inferiore a nessuno ma semplicemente uguale agli altri. Mi sembrava di sentirmi un’essere
umano per la prima volta in tutta la mia vita, sperimentavo la normalità e la trovavo
meravigliosa, questa era la conferma che il senso di solitudine sempre provato non mi
apparteneva veramente. La bambina che si scarabocchiava il viso con i pennarelli alle
scuole elementari perché voleva cancellarsi, come spesso facevo da piccola, ormai non
c’era più. Avevo vinto io.
L’EMOZIONE PIU’ FORTE
Liberarmi della memoria aliena attiva, facendo riferimento proprio all’esperienza stessa
della liberazione avvenuta tramite SIMBAD è ad oggi una delle esperienze più forti della
mia vita. Credo di aver sperimentato ben poche volte un’emozione simile, probabilmente
non succederà mai più e va benissimo così. Sia chiaro che con ciò non intendo dire che
sia bello tenersi un alieno dentro perché poi liberandosene si proverà una forte emozione,
se potessi tornare indietro con libertà di scelta darei un bel calcione al serpente che mi
soggiogava senza pensarci un secondo.
Due giorni dopo la liberazione dal lux e prima di entrare in uno stato di pace completa col
mondo, ebbi una forte crisi depressiva come mai mi era successo prima e purtroppo non
sarebbe stata l’ultima nel mio percorso. Vagavo per casa spaesata senza trovare pace,
tentavo di studiare ma non riuscivo a concentrarmi e mi sentivo vuota dentro. Ma quel che
è peggio avevo pensieri suicidi che mai avevo avuto. Mi guardavo il polso pensando a
cosa sarebbe accaduto se mi fossi tagliata le vene, a questo pensiero mi alzavo e
ricominciavo a camminare sempre più inquieta e spaventata da me stessa. Mi trovavo in
quella che definirei una strana astinenza e la cosa mi spaventava, ma non potevo evitarla.
Scrissi a Corrado il quale mi disse che poteva essere un effetto temporaneo del post
liberazione, ma anche di considerare l’ipotesi che ci fosse dell’altro ancora da togliere. Io
ero convinta di essermi liberata della MAA alcuni mesi prima, durante un SIMBAD in cui
trovai un bel serpentone a spacciarsi per mente. In realtà non l’avevo eliminato affatto, si
era solo nascosto e adesso che avevo eliminato il lux tornava alla riscossa. Inoltre c’era un
elemento che non avevo considerato e che capii a fondo tempo dopo: il lux e il rettile sono
pappa e ciccia. Quando la MAA rigetta il suo contenitore perché fondamentalmente gli fa
schifo ( specie se un contenitore femminile) , l’addotto ha delle violente crisi perché in
realtà l’alieno che ha dentro vorrebbe liberarsi di lui e l’unico modo per uscire sarebbe la
morte del contenitore. In particolare essendo lux e rettile molto uniti, la biscia non aveva
gradito la dipartita del suo amico. Io di tutto questo non capivo nulla, sapevo solo di
sentirmi male e non l’attribuivo all

Ciascuno di noi è, in verità, un'immagine del grande gabbiano,
un'infinita idea di libertà, senza limiti.
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13-07-2017, 11:50 AM
Messaggio: #5
RE: "il cielo stellato sopra di me"
Lei mi aiuto' per tante volte quando ero appena arrivata non sapevo nulla ed ero rincoglionitissima. Non ho potuto mai ricambiare, ma diciamo che l'aiuto che mi ha dato a fruttato per diverse centinaia di volte altrove Heart

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