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"Intrusi" di Hopkins, recensione
16-11-2016, 12:02 PM
Messaggio: #1
"Intrusi" di Hopkins, recensione
Intrusi" di Hopkins. Libro che purtroppo ora trovate solo in alcune biblioteche (chiedere prestito interbibliotecario per averlo se non l'hanno, è gratis). Peccato perché c'è più sostanza qui del 99% dei libri di ufologia e sulle adduzioni che trovate in libreria ora. Meriterebbe la ristampa davvero. Eccovi la trama Smile

Era il 1964 quando Budd Hopkins vede un UFO scintillare nel cielo, è giorno e lo vede con altri testimoni, capisce che il fenomeno è reale ed inizia ad interessarsene leggendo libri, giornali ed iscrivendosi ad una associazione che fa ricerche sulla tematica.
Nel 1975 redige un rapporto su un avvistamento UFO nel New Jersey per una rivista, e da lì iniziano a scrivergli moltissime persone rivolgendosi a lui come esperto per avere risposte. Alcune dicono di aver visto UFO, altre di aver visto UFO e di aver avuto del “tempo mancante” (missing time) in concomitanza con l'apparizione. Lui li contatta e cerca sia di investigare sulla cosa sia di aiutarli a stare meglio. Inizia da qui la storia di quello che è considerato il padre dello studio sui rapimenti alieni, risalendo appunto il suo interesse agli anni 60. Fino alla morte nel 2011 continuerà un incessante lavoro di analisi e di aiuto ai rapiti.
La storia raccontata in questo libro è quella scaturita da una delle lettere che la gente gli mandava, e se pur lui ha cambiato i nomi per motivi di privacy, è la storia vera al 100% di una di queste analisi del fenomeno.
Era il 1983 quando una ragazza di nome Kathie gli scrive. Era luglio, di sera, ed affacciandosi alla finestra aveva visto una luce diffusa sulla sua piscina, e la porta della piscina, che era sicura di aver chiusa, spalancata. Al momento Kathie lo dice alla madre, ma nessuna delle due si allarma. Solo dopo quando deve uscire decide di fare con la macchina un giro della casa, ritrovando la porta della piscina chiusa e la luce sparita, ma aperta la porta del garage, e anche questa lei ricordava di averla chiusa. Aveva lasciato la madre coi suoi due bimbi piccoli a casa, e arrivata dall'amica la chiama per sincerarsi che tutto vada bene. La madre gli dice che la luce in piscina era ricomparsa, ma si era spostata più in là, verso la mangiatoia degli animali, ed era arrivata a crescere di circa 60 centimetri. Era un globo luminoso che sostava sulla mangiatoia degli uccelli. Kathie torna di corsa a casa ma è tutto apposto, prende la carabina del padre e perlustra i dintorni della casa, trovando la sua cagnolina terrorizzata tremante sotto un'auto, faticando non poco per tirarcela fuori. Normalmente la canina era molto territoriale, non era da lei andarsi a nascondere se c'era qualcosa di strano in giardino. A mezzanotte lei, l'amica e la figlia dell'amica avevano fatto un bagno in giardino, ma la temperatura era calata di botto e si erano sentite poi male tutte. La mattina dopo in giardino era stata trovata una impronta circolare, un cerchio di più di 2 metri e mezzo di diametro, dove non era più cresciuto nulla per quanto avessero potuto fare per sanare il terreno, ed era una zona evitata dagli animali. Kathie continua raccontando anche un altro fatto strano: una volta la sorella dopo aver accompagnato la madre ad una partita di bingo si era sentita come obbligata a infilarsi in un posto isolato, dopo di che ricordava solo di aver visto un UFO, di aver spento la musica per ascoltare che rumore facesse l'UFO, e poi il vuoto più assoluto. Si era ritrovata alla guida dell'auto verso casa successivamente senza capire come aveva riacceso la macchina.
Alla lettera son allegate le foto dell'impronta sul terreno di quella che Hopkins classificherà poi come la traccia dell'atterraggio di un UFO, e si scoprirà simile ad altre che lui aveva raccolto in altri casi. Il libro segue solo questa investigazione, anche se man mano l'esperto si sofferma sui particolari del caso comparandoli con altri di cui era a conoscenza e spiegando gli studi sui rapimenti collegati. Hopkins segue per 3 anni il caso mensilmente, coinvolge psicologi, ipnologi, medici, biologi, laboratori di analisi, si scopre che le tracce sul terreno erano il risultato della terra portata alla temperatura di almeno 800 gradi, che tutta la famiglia era stata rapita, che Kathie aveva figli ibridi alieni, interroga i vicini di casa, gli amici... Alla fine il caso coinvolgerà circa 30 persone, ed il libro riporta molte ipnosi e per quando riguarda quelle su procedure mediche Hopkins le farà ascoltare ad un amico medico per avere ipotesi su che accidenti stessero facendo ai suoi assistiti. Una tecnica operatoria il medico la riconosce ed è molto simile ad una usata per prelevare ovuli. Il testo contiene anche le foto della cicatrice sul ginocchio o allo stinco che si dice sia uno dei marchi standard di riconoscimento degli addotti, che aveva questa ragazza.
Bellissimo libro per gli appassionati del genere e bravissimo Hopkins che chiaramente era davvero un esperto della materia, la vasta conoscenza che ne aveva si sente. Anche che aveva un carattere molto dolce, e per che poteva cercava di dare una mano a tirarsi su a questa ragazza finendone per divenire molto amico, di lei e della famiglia.
   
   
   
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16-11-2016, 01:31 PM
Messaggio: #2
RE: "Intrusi" di Hopkins, recensione
Interessante, mi piacerebbe recuperarlo questo libro, anche per capire come si è passati secondo me da una fase di relativa visibilità degli "intrusi" ad un'altra di quasi inesistente visibilità.
Anche se , vorrei aggiungere, che bisogna fare un importante distinguo tra l'interferenza aliena di tipo extracorporeo e l'interferenza ad opera di alieni antropomorfi responsabili delle abductions con tanto di astronavi etc.
Credo che in questo il Prof. probabilmente sia l'unico al mondo, per esempio a considerare quelle che la chiesa chiama possessioni diaboliche, come azioni di interferenza e parassitaggio di tipo alieno.
Non so se Hopkins avesse studiato o intuito anche questo tipo di legame.
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16-11-2016, 03:56 PM (Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 16-11-2016 03:57 PM da Fianna.)
Messaggio: #3
RE: "Intrusi" di Hopkins, recensione
e' caratteristico degli studi italiani infatti aver distinto tra addotti e borderline, Hopkins non l'aveva capito. Anche aver trovato come ci si libera. Hopkins voleva disperatamente poter vedere la gente libera, ma anche se aveva annotato cose che facevano scappare gli alieni, e ne aveva annotate tante, non riusci' mai a dire come ci si liberava.
Lui diceva che questi alieni non erano demoni, nè crudeli, semplicemente erano esseri che ci usavano per sopperire al fatto che la loro specie non si riproduceva piu'. Ma lo facevano senza chiedercelo, di soppiatto, e questo era inquietante ed a questo bisognava opporsi.
Il libro secondo me è prezioso anche per tutta una serie di notizie che qui non si son mai sentite, io credo che l'abbiano fatto per mantenere segreto parte degli studi per riconoscere meglio gli addotti veri dai mitomani. Ad esempio, io non ho mai letto in un libro italiano che gli addotti tremano di freddo quando ricordano che gli è successo e lo raccontano. E invece vi assicuro, Hopkins lo dice (si porta dietro una coperta per coprirli quando hanno freddo) e io so benissimo che è così. Libro consigliatissimo a chi vuole operare a qualsiasi titolo coi rapiti. Io son favorevole che qualcuno aiuti gli addotti, fosse anche solo per un supporto psicologico decente, ma purtroppo assistiamo ad un proliferare di gente senza studi alle spalle, che pare che parte all'avventura da zero quando ci si approccia (e nemmeno controlla prima se è libera, ciliegina sulla torta). C'è una letteratura, ci sono esperti seri su cui studiare, lui lo era.

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16-11-2016, 04:23 PM
Messaggio: #4
RE: "Intrusi" di Hopkins, recensione
Intanto è molto importante che ci sia una letteratura basata su studi seri ed osservazioni, che dimostrino la credibilità della esistenza di alieni, nonché dei fenomeni di abduction; e partire da questo presupposto è già un passo notevole, vista la tremenda ignoranza alimentata da sistemi di potere e informazione che ben conosciamo, quindi ben vengano autori come Hopkins o altri se ce ne sono, per il resto , Malanga è arrivato a conclusioni a dir poco inimmaginabili nello studio dell'interferenza aliena, e probabilmente il suo rigoroso approccio scientifico grazie alle conoscenze nel campo della fisica quantistica soprattutto , ma anche abbracciando altri settori dalla PNL agli spazi di Pulver , e non ultima la grande intuizione nel cercare riscontro nel mito, lo pongono secondo me ,ma credo non solo secondo me, su un livello decisamente superiore a tutti gli altri. Ciò non toglie , che non si debba attingere informazioni preziose anche da studi come quello di Hopkins o di Mack.
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16-11-2016, 04:41 PM
Messaggio: #5
RE: "Intrusi" di Hopkins, recensione
Di sicuro il Proff ha avuto intuizioni che non aveva avuto nessuno. Anche se del mito devo dire se ne ritrovano anche negli altri. Perché si sa che se lo studio ufficiale parte dagli anni 60, tracce dei rapimenti si ritrovano in ogni cultura, da millenni. Ci son studi di antropologia anche su questo. Comunque sentire diversi studiosi è utile per avere termini di paragone, ed arricchire la conoscenza che se ne ha del fenomeno in generale. Ad esempio sapere che i grigi sono robottini programmati per cui mollano e tornano via se fai qualcosa che loro non capiscono, oh puo' essere utile per quegli addotti che ancora non ce la fanno a liberarsi. Cioè tra le cose che annotò Hopkins c'era che se fai qualcosa per cui loro non hanno programmi, tipo metterti a ballare quando arrivano, ci restano molto perplessi e non ti prendono e tornano via Big Grin
Piccolezze...Pero' agli appassionati possono interessare.

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12-05-2017, 11:17 PM
Messaggio: #6
RE: "Intrusi" di Hopkins, recensione
Ho sudato 10 camicie a farlo....




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13-05-2017, 12:59 PM
Messaggio: #7
RE: "Intrusi" di Hopkins, recensione
Straordinaria disamina del testo di Hopkins, con grande capacità di sintesi ; è certamente un caso molto interessante quello narrato dallo studioso americano, che è pur vero che non era riuscito ad elaborare delle tecniche o strategie che permettessero la liberazione dal fenomeno abduction, però è innegabile la meticolosità del suo approccio assolutamente scientifico alla questione.
In questo approccio , è interessante anche lo studio delle caratteristiche fisico chimiche dei luoghi dove avvenivano i "contatti", quindi Hopkins non si limitava soltanto ad operare con le ipnosi regressive, ma completava il quadro delle informazioni, anche recandosi sui luoghi, e facendo esaminare parti di terreno o vegetazione .
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13-05-2017, 02:37 PM
Messaggio: #8
RE: "Intrusi" di Hopkins, recensione
Sai che aveva capito della liberazione? Piccole cose, come che se ti metti a ballare i grigi si ritirano. Semplicemente essendo robottini hanno programmi, se fai qualcosa di strano che loro (tipo ballare il tuca tuca appena arrivano) non hanno nei loro schemi mentali il comando che hanno evidentemente è: torna via. Quindi rinunciavano a rapire l'addotto. Aveva annotato cose cosi'... con cui haimè si andava poco lontano però.

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