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LA PSICOSOMATICA DELL'ADDOTTO
11-01-2017, 03:46 PM
Messaggio: #1
LA PSICOSOMATICA DELL'ADDOTTO
Propongo la lettura di un articolo del Prof. "Hillman - psicosomatica dell'addotto" , nel quale Malanga sapientemente traendo spunto dagli studi di un innovativo psicanalista , James Hillman, analizza , in modo puntuale l'aspetto psicologico degli addotti, concludendo, che l'addotto non può e non deve essere scambiato per un paranoico, in quanto le implicazioni e i meccanismi piscologici che intervengono a seguito di una abduction sono assolutamente diversi da certe patologie psichiche.

Riporto qualche passo di questo articolo :

James Hillman è il più noto ed innovativo psicanalista del nostro tempo. È noto soprattutto per aver riportato la psicanalisi moderna ad una visione platonica.
Hillman, infatti, nelle sue opere fa affondare le radici della psiche nella natura del mito, come ha insegnato Gustav Jung, ma aggiunge che dentro di noi esiste una parte animica che alberga nel nostro IO più profondo e che è la causa delle interazioni stesse tra psiche e soma, cioè tra inconscio e corpo umano.

Anche Jung, ovviamente, si era accorto dell’interazione tra inconscio e cosciente, e da lì è nata l'idea della psicosomatica, ma con alcune limitazioni; Hillman dà, invece, all'anima il suo giusto valore, la sua collocazione ancora più precisa all'interno del Sé profondo.
Hillman era intervenuto a stabilire quali canoni più moderni e quali meccanismi esistano nel colloquio che l’anima ha con la mente ed è proprio a queste sue idee che mi sono sempre ispirato studiando l'analisi comportamentale delle persone poste, in ipnosi profonda, a colloquio con la loro estrinsecata parte animica.

Lo scopo di questo lavoro consiste nel sottolineare come, alla luce delle mie interpretazioni della struttura dell'essere umano, i meccanismi descritti da Hillman si mostrino in perfetto accordo con la meccanica della comunicazione tra anima, mente e spirito; ciò conduce ad una più chiara identificazione del potenziale malato
mentale.

L'addotto è un paranoico?
La risposta è NO!
È sì vero che la Mente dell'addotto ha le idee molto confuse e non ricorda bene quali siano state le sue esperienze, ma è anche vero che l'addotto sa sempre di avere le idee confuse. Questo particolare non è da trascurare, infatti un paranoico non sa di esserlo e, per tutta la durata del delirio, non ha accesso ad un’interpretazione di tipo
probabilistico. Il paranoico non si chiede mai se stia per caso sbagliando qualcosa.
Solo alla fine, quando esce dalla paranoia ed il delirio termina, riacquista il concetto di realtà.
L'addotto, invece, non abbandona mai il concetto di realtà ed ad ogni istante si chiede se sia pazzo oppure savio, se abbia visto o sognato, se stia scappando o rincorrendo la propria visione, se sia prescelto o condannato. Ad un paranoico non è concesso di dubitare della sua personale rivelazione, del suo rapporto con il suo dio,
perché il dio non inganna e, mentre prima si nascondeva, ora si mostra senza veli.
Il rapporto che l'addotto ha con la sua sofferta rivelazione è caratterizzato dalla dicotomia, dal contrasto, dalla confusione palese e non dalla confusione nascosta, non riconoscibile, propria della paranoia.
Esiste inoltre una seconda fondamentale differenza tra addotti e paranoici: la sovrapponibilità degli eventi oggetto del delirio. Tutti gli addotti raccontano le stesse cose!
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