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Come mai la Coscienza è unica e non divisibile?
18-11-2019, 06:08 PM (Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 18-11-2019 06:13 PM da Fianna.)
Messaggio: #1
Come mai la Coscienza è unica e non divisibile?
Come mai la Coscienza è unica e non divisibile? Di Luciano Madon

Come precedentemente sottolineato, dati gli scarsi risultati delle tecniche di liberazione maggiormente conosciute, era vitale ricominciare gli studi ripartendo dalle ipnosi. Tali studi dovevano comprendere soggetti interferiti, soggetti liberati e soggetti mai stati nel problema adduttivo. Il primo dato che emergeva chiaro è che la “separazione della coscienza” in mente, anima e spirito, era una separazione del tutto tecnica ed oseremmo dire arbitraria. Ponendo un soggetto in ipnosi si poteva evocare qualsiasi aspetto separato dal totale della personalità: Bandler e Grinder, ad esempio, avevano provato, in un soggetto che aveva bisogno di soluzioni pratiche, ad evocare la parte creativa del medesimo. Questa parte si era presentata in ipnosi ed aveva formulato la soluzione al problema. Era giocoforza chiaro come si potesse evocare con successo qualsiasi parte del soggetto. Tale parte rispondeva alle sollecitazioni solo in quanto parte della coscienza, ovvero del tutto, cioè quell’entità che rappresenta la creazione stessa e tutte le sue infinite possibilità.
Chiamare mente, spirito, anima e cercare di capire la struttura del tutto era come se si fosse chiesto ad un cieco di capire al tatto come è fatto un elefante potendone toccare solamente le zampe, la coda, o la proboscide. Inoltre, era frequentissimo che mente, spirito, o anima fossero in realtà parassiti da bruciare e non le entità evocate. Lavorare tenendo sotto controllo tre entità era molto difficile. Ed anche qualora si fosse proceduto ad una integrazione delle sfere, senza alcuna forma di controllo dei colori, ovvero solo con la trasparenza, accadeva quasi sempre che si andasse a creare una nuova sfera, che, sia pur trasparente, era un agglomerato di parassiti, con il risultato che, gli addotti che si presentano da noi che hanno proceduto all’integrazione, richiedono tecniche più lunghe e laboriose. Eppure si dice che le coscienze integrate dovrebbero aver risolto il problema, avendo preso consapevolezza che l’alieno è una parte di noi. Forse a chi scrive sfugge il fatto che se sono un etilista, non mi basta comprendere che l’alcool è una parte di me perché scompaiano gli alcoolisti dalla faccia della terra...
A questo punto, ricercando in letteratura, si scopriva come la riunione di mente ed anima fosse citata da Elena Petrovna Blavatsky, personaggio controverso del secolo scorso. Non solo, ma si voleva cercare questa triade negli antichi testi, nel mito, nella tradizione. Era una strada che non intendevamo seguire perché del tutto inaffidabile, e soprattutto NON RISOLVEVA IL PROBLEMA ALLA RADICE, se non in quei pochissimi casi di addotti che erano già fuori dal piano psicologico e che si sarebbero liberati anche semplicemente bestemmiando contro gli alieni come se non ci fosse un domani!
Il metodo doveva invece basarsi sulle ipnosi, in cui la tecnica stessa ci diceva se il soggetto stava costruendo una realtà arbitraria o se stesse semplicemente ricordando quel che doveva.
Di qui la sorpresa: se specificamente evocata, la coscienza, o vera entità della vita, si manifestava integra, mai divisa e perfettamente bilanciata in tutte le sue componenti. Se le veniva chiesto se era mai stata divisa, rispondeva che ci aveva provato l’Uomo primo, ma che non c’era mai riuscito, ed aggiungeva che, essendo essa stessa il creatore, non avrebbe mai potuto essere divisa.
Inoltre, emergeva il confortante dato che la coscienza tendeva a parlare un linguaggio semplice, elementare, senza dover interpretare nulla. Questo perché si sta interagendo con LA VERA ENTITA’ DELLA VITA. Quando invece la coscienza si esprimeva in maniera simbolica oltre l’usuale (ovviamente qualche concetto lo esprime con i simboli) oppure in maniera oltremodo oscura, emergeva incontrovertibilmente che quella che si era presentata NON ERA LA VERA ENTITA’ DELLA VITA.
Non solo, ma se si parlava di incarnazione per “fare esperienza” TUTTE le coscienze “intervistate” affermavano con forza che QUI non ci volevano venire! E che era stato quel signore alto alto con la barba a fregarle con i metodi più subdoli, persino promettendo regali!
Questo significava eliminare gran parte dei problemi legati alla “visualizzazione” di sfere variopinte ed il cui significato cromatico era perlomeno discutibile. Non era raro infatti avere persone pesantemente addotte o interferite che presentavano sfere di mente, anima e spirito dei colori previsti dall’inventore della tecnica. Viceversa, coscienze assolutamente di colore nero PERFETTAMENTE LIBERE! Alla domanda sul perché non volessero assumente la trasparenza prevista, la risposta era: perché a me piace essere così.
Emergeva quindi un’altra questione: essendo la coscienza il creatore, ed avendo in nuce tutte le possibilità dell’universo, DOVEVA ESSERE LIBERA DI MANIFESTARSI COME MEGLIO CREDEVA! L’essere costretta a manifestarsi come sfera trasparente uguale per tutti era una forzatura che poteva anche avere ragione di essere, ma solamente per un piccolo periodo di tempo o per svolgere un preciso lavoro all’interno della stanza che, più che mentale, ci piaceva definire stanza della coscienza. Inoltre, la costruzione di una immagine uguale per tutti avrebbe significato stabilire una sorta di oggetto di culto, cosa che rifiutiamo energicamente,ma soprattutto, lo stesso procedimento uguale per tutti avrebbe rischiato di creare una sorta di individui tutti uguali con un “pensiero unico” predominante, ovvero quello dell’inventore di tale tecnica. Tale caratteristica è specifica delle sette di origine religiosa, in quanto ognuna di queste adotta un oggetto di culto uguale per tutti.
Da queste considerazioni nasceva l’idea di far manifestare direttamente la coscienza, ovvero la vera entità della vita. Era molto più semplice e permetteva di lavorare in tecnica con tempi ridottissimi.
Mai più quindi anni per “visualizzare” sfere come avrebbero dovuto essere, con la frustrazione di sentirsi dire “non vuoi liberarti” o “non vuoi guardarti dentro”, frasi queste degne del peggior piano psicologico alieno, utili solamente a fare sentire una volta in più l’addotto un inetto, come se non fossero bastate le infinite volte in cui lo ha aveva fatto l’alieno per il tramite dell’ambiente del poveretto.
A questo punto si manifestava un ulteriore interessantissimo fenomeno: i soggetti, sempre più spesso immaginavano (termine enormemente più corretto di visualizzavano) una coscienza quasi sempre uguale alla propria immagine. Questo significava una cosa sola: che stavano ricordando di essere essi stessi il creatore! Sia pure con tutti i limiti imposti dalla dimensione in cui viviamo!
A questo punto il risultato era che i soggetti dopo la seduta paraipnotica di liberazione NON VENIVANO MAI PIU’ RIPRESI FISICAMENTE!
Anche nei casi più complessi!
E non è finita qui: riuscivamo a portare a termine la procedura di liberazione anche in persone che non vedevano o percepivano nulla!
In questi casi era sufficiente far fare eseguire la tecnica al soggetto stesso in prima persona: come? Semplicissimo: se postuliamo che il corpo, poiché abitato dalla coscienza, è il corpo del creatore, era possibile dire al soggetto di immaginare di entrare egli stesso nella stanza di coscienza e bruciare lui stesso gli alieni presenti con una tanica di benzina, di sfilarsi TUTTI gli impianti ecc.
FUNZIONAVA!
A questo punto era possibile, anzi, molto più facile fare immaginare la coscienza al soggetto, perché ormai libero da qualsiasi forma di interferenza e rientrato in possesso di tutte le sue prerogative energetiche.
Notavamo che anche questi soggetti in cui avevamo dovuto applicare la tecnica che ci piace definire “in prima persona”, non venivano mai più ripresi!
Il tutto si snodava sul far “ricordare” all’addotto ciò che la sua coscienza sapeva benissimo da sempre: che gli alieni sono esseri debolissimi, che sono in vita solamente grazie all’energia dell’addotto e che NON REGGONO, NÈ POTREBBERO REGGERE L’ENERGIA DI UN ESSERE UMANO INTEGRO.
Ma questo sarà oggetto di un successivo capitolo.


Tratto da Percorsi di Liberazione scaricabile cliccando QUI .
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