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RICORDI DI INFANZIA
19-11-2019, 01:11 PM
Messaggio: #1
RICORDI DI INFANZIA
Il ragazzo mi guardava dall’alto di una roccia sospesa nel vuoto.
Sopra di lui il cielo era blu cobalto, dello stesso colore delle sue iridi enormi. Mi appariva come uno squarcio nell’oscurità, nella realtà.
Un’immagine a tre dimensioni che incombeva sul mio lettino. Avrò avuto due anni e mezzo, tre al massimo.
Non riuscivo a muovermi, nemmeno a chiudere gli occhi, non potevo in alcun modo sottrarmi a quella vista: faticavo a respirare ed ero completamente terrorizzata. Sentivo di amarlo profondamente ma, nel contempo, mi atterriva.
C’era qualcosa di profondamente sbagliato nel suo volto, negli zigomi alti ed aguzzi, nel naso piccolo e diritto, nelle labbra un po’ carnose, lievemente femminee.
La carnagione era scura, ambrata, nettamente in contrasto col biondo dei capelli, lunghissimi e lisci, dello stesso identico color grano, dalle radici fino alle punte. Il cranio era stretto ed oblungo, gli occhi troppo grandi, leggermente sporgenti, obliqui, le iridi feline, verticali, così spaventose, ma al contempo familiari.
Conoscevo quel ragazzo. Come età pareva avere non più di 25 anni, ma lo sentivo infinitamente più vecchio.
Mentre respiravo a fatica e tentavo di liberarmi da quella insolita paralisi, in mente avevo solo una cosa: FUGGIRE. Lontano dalla tremenda visione, lontano da LUI, il più lontano possibile. Ma poi, lentamente, costretta mio malgrado a fissare quelle pupille terrificanti, mi rilassavo e ripiombavo nel sonno.
B.Kürsch , tratto da Rapita. Storia vera di un'addotta. Preambolo al libro

Appena uscita dal grembo di mia madre, l’atmosfera nella sala parto cambiò, una luce azzurrina pervase l’ambiente, qualcosa di “elettrico” saturò l’aria e tutti si fermarono. Solamente io potevo muovermi. Il dottore mi teneva ancora tra le mani, avevo gli occhi aperti, i polmoni ancora chiusi. La temperatura sembrava essere scesa ulteriormente dal momento in cui ero venuta alla luce: avevo molto freddo, soffocavo, provai terrore ma all’improvviso qualcuno mi tolse dalle mani del dottore, mi pizzicò un piedino, e io iniziai a strillare. Una sensazione meravigliosa, l’aria che mi riempiva i polmoni e mi rinvigoriva. Mi ritrovai a fissare grandi occhi blu dalle iridi verticali e un piacevole calore subito mi avvolse, facendomi addormentare istantaneamente. Ma continuavo comunque a vedere qualcosa, in stato di sogno: vaste pianure bianche, un cielo color oro sporco al tramonto, con due lune all’orizzonte enormi, una liscia e azzurrognola, l’altra terrosa e butterata di crateri, talmente vicine da poterle toccare. Cerchi concentrici di colori vivaci che s’intersecavano, strane strutture nere o metalliche che implodevano su se stesse per poi svanire, bolle semitrasparenti che sfrecciavano nello spazio, galassie multicolori, oggetti dalle forme più svariate sospese nel vuoto e dappertutto silenzio. Un silenzio assordante. Terrificante. Un silenzio alieno. Il silenzio degli spazi siderali , forse?
Mi risvegliai spaventata su un tavolo di metallo, in una stanza dalle pareti bianche e curve, perfettamente lisce, attorniata da esseri altissimi, tutti maschi, dai capelli biondi o ramati: uno di loro mi puntò contro un oggetto simile ad una bacchetta nera e la paura svanì, lasciandomi in uno stato oserei dire di beatitudine. Sorrisi agli esseri, tutta contenta (mi sentivo bene, davvero!). Uno di loro mi rivolse una smorfia che forse poteva essere un’imitazione del mio sorriso. Aveva strani denti, coi canini più acuminati di quelli umani, ma a me, sdentata, parvero comunque bellissimi.
Sembrava più alto di tutti gli altri, i suoi capelli erano più chiari di quelli dei suoi simili ed indossava una tuta azzurra luminescente con una fusciacca rossa, mentre tutti gli altri erano vestiti di blu scuro o nero. Lo trovai estremamente piacevole da guardare ed affascinante.
Mi prese in braccio dopo avermi fatta tremare e vibrare dolorosamente posando un oggetto squadrato, nero lucente e molto leggero, sulla mia pancia. A quel punto iniziò a cullarmi finché, tranquilla e straordinariamente a mio agio, non mi riaddormentai nuovamente
.B.Kürsch , tratto da Rapita. Storia vera di un'addotta. Capitolo 1
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