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RICORDI DI INFANZIA2
20-11-2019, 01:29 PM
Messaggio: #1
RICORDI DI INFANZIA2
Altri avvenimenti di cui non ho parlato in “Rapita” perché non li avevo associati ad un intervento alieno (uno addirittura non lo rammentavo proprio) sono i seguenti. Il primo, che mi è tornato alla memoria da pochissimo, accadde quando avevo circa otto anni: rientrando dal giardino di casa, ero andata in bagno per espletare le mie funzioni corporali ed ero intenta a lavarmi le parti intime. All’improvviso, una voce molto cavernosa ed inquietante borbottò lentamente delle parole in una lingua incomprensibile nella mia testa, spaventandomi non poco. Qualcosa di viscido e strisciante si materializzò sulla mano che stavo usando per lavarmi. Abbassai gli occhi e vidi due limacce, perfettamente vive e vegete, sul mio palmo. Con un urlo ed uno scatto le buttai nel water ed azionai in gran fretta lo sciacquone. Accorse mia madre, che non credette ovviamente al mio racconto. Non sapevo come quei due Animaletti potessero essersi materializzati nella mia mano, ero sì stata in giardino ma avevo i pantaloni lunghi, jeans, ricordo, e non mi ero seduta nell’erba. Non aveva piovuto e non c’erano lumache o limacce in giro. La voce cavernosa borbottante che ha accompagnato questo fenomeno mi fa capire ora, a distanza di 40 anni, che si trattò di una molestia psicologica aliena, un tentativo di spaventarmi e disorientarmi e di farmi sentire disapprovata da mia mamma che comunque pensava che avessi mentito. Per due giorni non fui capace di chiudere occhio. Qualche anno dopo mi accadde qualcosa di analogo. In una mattinata estiva molto calda, mi ritrovavo ancora a letto, addormentata. Sognavo di avere una grossa e variopinta (nera, gialla e arancione) farfalla notturna sul petto che sbatteva le ali invischiata nel sudore della mia pelle e non riusciva a liberarsi da quella posizione. Mi svegliai e con orrore vidi che la farfalla c’era davvero sul mio petto, la scacciai e la chiusi dentro una vetrinetta, dalla quale le sarebbe stato impossibile fuggire. Più tardi l’avrei liberata. Ancora scossa, mi recai in bagno, mi immersi in una bella vasca piena di acqua calda, sollevai la spugna e … L’enorme farfalla era sotto di essa, mezza intontita, che sbatteva debolmente le ali nel tentativo di fuggire. Fu un incubo, uscii dalla vasca e nuda e bagnata, corsi ad aprire la vetrinetta nella quale la avevo imprigionata poco prima: la farfalla non c’era più. La vetrinetta non aveva nessun buco, nessun pertugio o fessura dalla quale avrebbe potuto uscire. Come aveva potuto infilarsi da sola sotto la spugna umida? La farfallona, nonostante l’avessi cercata in ogni angolo, era scomparsa dal bagno. Non poteva essere uscita dalla finestra, protetta dalla zanzariera. Qualche giorno dopo aprendo un’altra vetrinetta, senza pertugi come l’altra, la ritrovai morta. Questa esperienza mi segnò non poco, perché, come al solito, non avevo spiegazioni razionali con cui giustificare ciò che mi era capitato.
Questi avvenimenti inspiegabili razionalmente nella vita di ogni giorno dei rapiti, specie quelli ad alti livelli di interferenza, sono piuttosto comuni. Servono agli alieni per molestare e spaventare i rapiti, disorientarli, farli dubitare della propria sanità mentale ed effettuare test sulla loro tollerabilità alle incongruenze. Spesso utilizzano Animaletti, insetti, larve oppure vere e proprie allucinazioni visive indotte. Gli oggetti che si muovevano da soli della mia primissima infanzia, la scopa che allegramente usciva dallo stanzino e spazzava il corridoio, il mio piccolo piano suonato da dita invisibili, infine le invasioni di formiche alate, gli episodi delle lumache e dalla farfalla erano probabilmente test per vagliare la mia tollerabilità alle incongruenze ed in contemporanea molestie psicologiche atte a spaventarmi a morte. Gli alieni eseguono questi test per appurare fin dove possono spingersi nel molestare l’addotto senza farlo precipitare nella follia. Se l’addotto impazzisce non è più utilizzabile, in quanto troppo imprevedibile e faticoso da gestire. Inoltre possiamo anche sostenere che un addotto impazzito potrebbe dirigere la propria rabbia verso gli adduttori, uccidendoli. Quindi un addotto pazzo è anche una minaccia alla loro incolumità.
Spesso le voci si rivolgevano a me in quello che pareva essere tedesco, cosa di cui mi resi conto fin da piccolissima al mare: essendo i miei capelli biondo chiaro, molte coppie tedesche, vedendo i miei genitori comunque scuri di capelli e di carnagione, mentre io ero molto pallida, con occhi blu-verdi, chiedevano se “la bambina”, cioè io, aveva origini nordiche. Il suono aspro della loro lingua mi era famigliare, anche se non capivo una sola parola, e molti tedeschi facevano amicizia con i miei genitori a causa della bellezza di mia mamma, mora con occhi verdissimi, e l’avvenenza e la simpatia di mio padre. Io ero chiamata “bambolina” ed ero la mascotte delle compagnie tedesche. Nonostante non fossi abituata a vedere tanta gente bionda, mi sentivo tra di loro come a casa. Non ho mai capito come facesse mio padre a intendersi con gli amici tedeschi: tramite gesti e qualche parola in inglese buttata là da me (che ero veramente piccola, ma qualche parola di inglese non so come, la conoscevo), finivano sempre col divertirsi un mondo.
Dalle ipnosi effettuate sugli addotti risulta che almeno due razze aliene (i cosiddetti Nordici: Biondi a cinque dita e Biondi a sei dita) parlano una lingua foneticamente simile alle lingue germaniche.
B.Kürsch. RAPITA. STORIA VERA DI UN'ADDOTTA, LARIS 2019
SCARICABILE GRATUITAMENTE DAL NS SITO http://www.operatoriperaddotti.org


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