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ancore, cosa sono e come funzionano :)
13-06-2011, 11:06 AM (Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 17-09-2012 01:16 AM da emblema.)
Messaggio: #1
ancore, cosa sono e come funzionano :)
La tecnica delle ancore serve a recuperare i ricordi bloccati dagli alieni negli addotti. Può essere letta e effettuata tranquillamente anche prima di avere la risposta del test, e di effettuare tecniche con esperti.Il peggio che può succedere è che non riesca.

clicca qui per scaricare il documento completo

LE ÀNCORE IMPIEGATE NELLA RISOLUZIONE PRATICA DEI CASI DI ABDUCTION
Un’àncora può essere una situazione vissuta, una sensazione ricordata, la visione di un particolare oggetto od una semplice idea. La Programmazione Neuro Linguistica si aggancia a situazioni passate, dette àncore, e tenta, con particolari metodi, di richiamare meccanicamente le sensazioni provate in quelle occasioni, per variare la percezione di quegli eventi.
In pratica tenta di modificare la Mappa di un certo Territorio. L’utilizzo delle àncore è una procedura fondamentalmente meccanica e corrisponde comunque, senza che il soggetto se ne accorga, all’attivazione di uno stato di leggera ipnosi. Le ancore sono, ad esempio, utili per guarire dalle fobie, laddove la psicologia e la psichiatria falliscono inesorabilmente.
La procedura base è più o meno la seguente: ammettiamo di avere a che fare con una persona che ha paura del buio. Questa paura è un modello mentale denominato dalla PNL “metaprogramma”: esso deve essere eliminato, o meglio, modificato, in modo da rimuovere tutti gli effetti collaterali che impediscono alla persona di convivere con il buio. I° - Il metaprogramma va richiamato e questa è la prima operazione da svolgere. Si dice al soggetto di ricordare l’ultima volta che ha avuto questa paura. Egli potrebbe. a questo punto. manifestare il desiderio di non ricordare. poiché associato a quel ricordo esiste quello dello “star male” fisicamente. Gli si dirà che può ricordare senza aver paura e lo si inviterà ad immaginare un televisiore nel quale egli possa vedere se stesso mentre sta per avere paura del buio, ordinandogli anche di bloccare ie immagini un attimo prima dell’inizio della paura. Questo processo, del tutto immaginativo, ha il compito di attivare il metaprogramma che si sta cercando. Il soggetto non si accorge, mentre sta tentando di attivare il ricordo da un 186 altro punto di vista, di rimettere in moto anche tutti i ricordi agganciati (ancorati) a questo metaprogramma, anche perché si sente sicuro di non dover subire più la paura (gli è stato imposto di fermarsi un attimo prima del ricordo doloroso). L’idea di vedere il tutto da un altro punto di vista lo convince, inoltre, che si tratta solamente di una messa in scena della fantasia e lo persuade a stare al gioco, pensando che non si otterrà nessun risultato.
A questo punto ci si fanno raccontare le sensazioni provate dal soggetto ed i pensieri che gli sono passati per la testa in quell’occasione e ne scaturisce il racconto di sensazioni e pensieri reali relativi a quei momenti. Si sta ancorando il ricordo dell’evento a quello della paura, ma soprattutto al quello di ciò che è stato pensato, perché probabilmente è qualcosa che è stato pensato ad aver scatenato la paura e non qualcosa che è stato vissuto in quella situazione. È infatti probabile che la paura sia scattata come reazione dello stesso Inconscio ad un certo segnale, che esso ha confuso con un altro simile, tanto da credere che al buio si debba per forza avere paura. Qualcosa, durante la vita del soggetto in esame, ha provocato una prima volta, in un episodio basilare, un forte trauma doloroso che si è impresso nel metaprogramma originale del ricordo, ma è stato male interpretato dall’Inconscio. Ecco un esempio astratto, ma plausibile: supponiamo che il soggetto ricordi, durante la fase di attivazione del ricordo, di aver pensato che essere al buio vuol dire essere solo. Si àncora all’episodio il concetto di solitudine e gli si chiede di ricordare altri episodi della sua vita in cui si è sentito solo, poi di andare sempre più indietro e di ricordarsi la prima volta che ciò è accaduto. Il soggetto, a questo punto, può ricordare che, quando era bambino e stava giocando, per errore si era chiuso nello sgabuzzino di casa, che non poteva essere aperto all’interno. Il buio è stato da lui erroneamente associato alla situazione di solitudine, perché nessuno
sentiva il bambino piangere. Ecco la vera causa del problema! Quello che accade da quel momento in poi è provocato da un’errata programmazione dell’Inconscio, che interpreta male i segnali in entrata: l’Inconscio agisce e reagisce più velocemente del Subconscio, tagliandolo fuori, quindi, quando il soggetto si trova al buio e fa mente locale sulla situazione in cui è, l’Inconscio fa partire una reazione che, rievocando il dolore provato la prima volta, ravviva il ricordo della sensazione di panico provata da piccolo. L’inconscio ha deciso che, quando ci si trova al buio, si deve star male e riproduce gli effetti dolorosi vissuti allora, ma in un contesto tale che ora non sembrano avere nessun motivo plausibile, cioè ripropone automaticamnte le reazioni proprie del suo
metaprogramma.
II° - La seconda operazione svolta è stata trovare l’episodio scatenante. Ricordo al lettore anche il caso di quel ragazzo che ho descritto parlando della sindrome da falsa abduction, il quale, da piccolo, era stato punito dal padre perché aveva fatto cadere il suo giocattolo, rompendolo. In quel caso si stava utilizzando proprio questa tecnica. A questo punto, una volta scovato il metaprogramma da modificare, si deve ancorare alla situazione traumatica una nuova serie di percezioni più positive e “reali”, che prenderanno il posto delle percezioni dolorose e produrranno sensazioni meno negative e non più disastrose per il soggetto.
III° - Si attua la riprogrammazione.
È relativamente semplice scovare l’episodio scatenante, ma non è altrettanto facile rimuovere un metaprogramma, soprattutto se alloggiato da tempo nel cervello. I ricordi, infatti, tendono sempre a coinvolgere chimicamente gli stessi neuroni, ottenendo, di conseguenza, sempre le stesse risposte, mentre una riprogrammazione di questo tipo
implica l’utilizzazione di un percorso neuronale differente. Pavlov insegna che, una volta acquisita un’abitudine, più questa è radicata più difficile è rimuoverla. La PNL agisce sul metaprogramma iniziale e non sui processi neuronali, come tendono, invece, a fare gli psicofarmaci, ed ha possibilità di successo molto maggiori. Non si tratta di modificare artificiosamente una Mappa, ma di aggiungere dati a quella esistente, perché il soggetto, con più dati a disposizione, capisca, sia coscientemente sia inconsciamente, che non bisogna aver paura del buio. Non gli si dice semplicemente: “Ma no: si tratta della paura del buio che avevi da piccolo. Ora che lo sai, sei guarito.” Questo non basta, perché il Conscio del soggetto sa che questo è vero, ma il suo
Inconscio reagirà comunque sempre nello stesso modo, inducendo paura! Per questo si deve riprogrammare l’Inconscio. Per ottenere la riprogrammazione dell’Inconscio si debbono utilizzare le tecniche ipnotiche e la PNL attua una riprogrammazione impiegando stati di ipnosi leggera. Tali stati, ancora una volta, vengono evocati utilizzando le àncore. Alcune tecniche sono decisamente meccaniche ed altre più sofisticate, ma, non essendo questo un trattato di PNL, bensì una serie di esempi di applicazione di metodi, non starò a descriverle di nuovo: mi limito a rimandare ai trattati di PNL citati nella bibliografia in calce
e termino con un altro esempio. Si dice al soggetto di pensare ad un evento piacevole della sua vita, ad un evento che lo ha fatto sentir bene. Quando ha scelto l’evento, gli si dice di mettersi davanti al suo ipotetico televisore e di rivedere la scena. Si aggiunge che il televisore è molto luminoso ed i colori sono molto, molto accesi, quasi eccessivi. Mentre il soggetto rivede dentro di sé la scena e descrive le emozioni positive, di pace e di tranquillità, che ha provato in quel particolare episodio della sa vita, un attimo prima, e non un attimo dopo, del culmine delle sensazioni, senza che egli lo noti gli si preme con forza il centro della fronte con il pollice. Si potrebbe usare qualsiasi altro punto del corpo ed anche qualsiasi altro dito, poiché si vuole soltanto creare un’àncora cenestesica: in altre parole, mentre si fa provare al soggetto una sensazione forte, e quindi ben recuperabile dai suoi ricordi, le si associa una di forte pressione su di una parte del corpo. Se le operazioni sono state eseguite nel modo corretto, le due sensazioni rimangono correlate.
IV° - Dopo aver creato l’ancoraggio tra due forti sensazioni, queste vanno trasferite nel programma “Paura del buio”. Per questo si chiede al soggetto di ricordare ancora una volta l’episodio dello sgabuzzino, vissuto da piccolo, ma stavolta in bianco e nero e non a colori. Quando egli sta per raggiungere il culmine della paura, che sarà già molto ridotta a causa della mancanza dei
colori nel ricordo, si impone l’attivazione dell’àncora cenestesica premendo forte il pollice sulla sua fronte, nello steso punto usato in precedenza, con la stessa forza e per lo stesso
tempo.
V° - Si è ottenuta la riprogrammazione al livello dell’Inconscio. Ogni volta che il soggetto si troverà al buio, inconsciamente ricorderà la sensazione provata quando stava bene e, con il tempo, questa sensazione diventerà sempre più stabile. Potrà, in ogni caso, premersi la fronte da solo, per farsi sparire la sensazione di paura e sostituirla con quella piacevole. Si può notare che queste tecniche attivano gli archetipi fondamentali, i quali altro non sono se non le istruzioni del linguaggio-macchina del cervello e si estrinsecano attraverso la produzione di forti sensazioni (come, ad esempio, i sentimenti profondi). Il lettore avrà anche notato il particolare dell’attivazione dei ricordi a colori od in bianco e nero. Va detto che gli archetipi creano i simboli, poi questi creano i colori, da cui derivano prima le immagini ed infine i fonemi. La presenza del colore è intimamente legata alla produzione di sentimenti, sia perché simboli e colore sono strettamente collegati sia perché la stessa zona del cervello che produce colori attiva la memoria delle sensazioni, compresa quella di paura. Dunque ricordare qualcosa di pauroso in bianco e nero equivale, in buona misura, a tenere sotto controllo il panico durante la rievocazione del ricordo. Al contrario, ravvivare i colori significa amplificare le sensazioni. Alla fine del processo di ancoraggio si fanno rivivere normalmente al soggetto il ricordi dell’episodio originale, per verificare che le àncore siano installate a dovere, altrimenti il processo deve essere ripetuto, proprio come succede per un computer. Va sottolineato che si sono potuti riprogrammare tanto il Conscio quanto l’Inconscio, utilizzando l’idea che è il processo cerebrale ad essere riprogrammabile: il cervello,
dunque, e non la Mente.

LE ÀNCORE NELLE ABDUCTION
Àncore di story board
• La diapositiva, od àncora statica.
• La telecamera, od àncora dinamica temporale.
• La cabina di regia, od àncora dinamica spazio-temporale.
Àncore di colonna sonora
• Àncora cenestesica.
Àncore di archetipo
• Àncora basata sulle sensazioni “non fisiche” del “sentirsi dentro”.
Queste ancore saranno analizzate una per una tenendo presente che sono totalmente
inedite, anche se qualcosa di simile può essere reperito in tecniche del tutto personali di
alcuni esperti del settore. È chiaro, infatti, che non si tratta di nuove invenzioni, ma
dell’elaborazione di una serie di metodi destinati a far raggiungere sempre il risultato
atteso, che consiste nel recupero del ricordo di eventi ufologici, quali le abduction, senza
l’utilizzo della regressione ipnotica classica, ma solamente impiegando la “parola”, scevra
da processi di induzione.
L’idea di utilizzare le àncore nasce dall’ipotesi che il soggetto sia effettivamente vittima di
abduction e le tecnica, quindi, non serve per verificare se esista o no un’abduction, ma
solo per ricordare i trascorsi di questa esperienza.
Questo è il punto di vista dell’inqirente che opera con le tecniche di PNL, ma il soggetto sul
quale le tecniche vengono applicate, invece, può assumere un atteggiamento differente
rispetto alle sue abduction pregresse: può infatti credere fermamente di essere un addotto,
oppure non esserne affatto convinto, e questo è ciò che accade alla prima seduta.
Nelle successive sedute cambia tutto, poiché è nella prima seduta che il soggetto si toglie
da solo ogni dubbio.
È fondamentale che l’inquirente, prima di effettuare la seduta iniziale di PNL, abbia già
accertato se ha a che fare con un addotto oppure no, attraverso un colloquio preliminare,
l’applicazione del TAV/MARIT e l’analisi di sogni e dei ricordi del soggetto.
L’inquirente deve, infatti, ancorarsi ad un episodio realmente accaduto e realmente
ricordato dal soggetto in esame, oppure ad un sogno di ambientazione ufologica da lui
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raccontato, del quale si sospetti una natura molto più reale di quanto quest’ultimo non
creda.
Evidentemente l’inquirente deve essere un esperto di abduction e dev’essere in grado di
cogliere tutti i particolari di carattere ufologico che possono apparire nel sogno; ho già
detto che gli addotti tendono a ricordare, sotto forma di sogni confusi, le loro abduction
realmente verificatesi ed è facile notare se si tratta di vissuti reali applicando il modello
VAK e l’analisi dei movimenti dei bulbi oculari a cui prima si è fatto riferimento.
Una volta individuato l’episodio realmente accaduto, ma frammentariamente ricordato,
oppure il sogno ritenuto tale, ma in realtà indicativo di un reale vissuto, si chiederà al
soggetto di fermare la sua memoria su di un “fotogramma” di quel ricordo.
Questo “fotogramma” viene da lui visto, appunto, come un’immagine ferma, che egli può
ben esaminare, su richiesta dell’inquirente, in tutti i suoi particolari, ripetutamente e
lentamente, dall’alto al basso, da destra a sinistra.
“Tanto non succede nulla, perché la scena è ferma”, gli si dirà più volte.
Quest’ultima frase rassicura il soggetto, il quale, comunque non si spaventa, perché non si
attende di vedere nulla di diverso da ciò che sta già rivedendo mnemonicamente; in realtà,
poi, le cose prenderanno inevitabilmente ben altra piega, ma lui non lo sa ancora.
In questa prima fase si sta utilizzando un àncora statica.
La fase di àncora statica è stata ispirata dalla tecnica del cosiddetto “sogno ad occhi
aperti”, ben nota agli ipnologi esperti. Ciò che succede mentre il soggetto rivede il
“fotogramma”, altro non è se non un cambiamento della percezione dell’ambiente
circostante. Man mano che egli esamina tutti i particolari del “fotogramma”, che non aveva
visto fino ad allora, la sua attenzione verso l’esterno cala ed aumenta quella verso il
ricordo visivo. Il suo Subconscio, inoltre, che è un abile controllore di tutti i processi che
possono nuocere alla sua salute mentale, nota che non sta succedendo niente e ritiene di
non avere la necessità di intervenire bloccando un flusso di ricordi che, peraltro, non è
ancora stato avviato.
Ma il Subconscio ha fatto male i suoi conti, poiché questa tecnica porta il soggetto in uno
stato di percezione alterata, nel quale i canali d’ingresso relativi al mondo esterno
diventano meno gestibili e tutti gli input arrivano dall’immagine ferma, che si sta
rivivificando sempre più. Il soggetto comincia a modificare il suo tracciato
elettroencefalografico (EEG) e l’inquirente capisce che sta per succedere qualcosa non
appena nota la fissità dello sguardo del soggetto, il quale dirige le pupille in mezzo al
centro ed è così teso a guardare l'immagine che, pur avendo gli occhi aperti, non vede
altro che quella. A questo punto semplicemente gli si dirà:
“Bene, ora, al mio via, l’immagine si muoverà come in un film... Via!”
Questa procedura dev’essere svolta senza concitazione, ma rapidamente, per non dare il
tempo al Subconscio del soggetto di capire che ormai non può più intervenire per porre
rimedio al flusso delle immagni.
Infatti nella prima fase della rivivificazione in ambiente di àncora statica, si era fatto
indugiare il soggetto su particolari inutili come il colore del cielo, quello del pavimento, e
così via, nel tentativo di farlo isolare dal mondo esterno, ma questo secondo passaggio,
che corrisponde all’applicazione di quella che ho definito “àncora dinamica temporale”,
deve essere veloce, o meglio, dev’essere veloce la transizione tra le due àncore.
Quel che accade in queste due fasi, e soprattutto nella seconda, è che il soggetto si
àncora ai suoi ricordi, che sono veri ed assolutamente reali; il suo cervello li ha reperiti e li
fa avanzare temporalmente. Va avanti fino ad un certo punto, poi si ferma e dice di non
ricordare più nulla; nessun problema, ricordiamo che il soggetto deve essere riagganciato
al suo ricordo come se se si dovessero esplorare, sul suo hard-disk mentale, tutte le parti
dov’è immagazzinato il suo ricordo e si fosse persa la traccia.
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Ecco come si fa a ritrovarla. È semplicissimo: basta dirgli di inventarsi il seguito della
scena, senza preoccuparsi di nulla. A questo punto bisogna controllare attentamente in
quale direzione orienta i bulbi oculari, per verificare che prenda il vissuto reale nella
memoria del realmente visto.
Il soggetto cerca di costruirsi una scena fantastica e se per caso - e l’inquirente sa che è
così - la scena descritta è stata vissuta veramente, essa evocherà, nella sua mente,
l’immagine del realmente accaduto, poiché non solo contiene tutti gli elementi necessari a
rappresentare ciò che gli è stato chiesto, ma è anche, nel cervello dell'addotto, già
esistente e pronta per l’uso.
L’addotto non ha bisogno di crearsi un’immagine finta, perché, come inizia a crearsela,
automaticamente utilizza i pezzi già disponibili e pronti: è più facile richiamare alla
memoria un’immagine già residente in memoria che costruirne una di sana pianta.
Il processo è assolutamente automatico e, mentre esso si svolge, di solito si attivano pure
le àncore cenestesiche di cui parlerò fra un attimo. È ben noto a tutti che basta ricordarsi
un particolare di una scena per farla tornare alla mente tutta.
Avete smarrito le chiavi della macchina e non sapete dove le avete appoggiate; le avevate
in mano un attimo fa ed ora non ci sono più. Panico! Fate mente locale e vi ricostruite tutti i
movimenti che avete fatto; ad un tratto vi ricordate il movimento del braccio eseguito per
posarle sul... “ah già, le ho messe sul letto!”
È bastato ricostruire un particolare di un’azione che il Subconscio aveva effettuato
utilizzando un automatismo mentale, ma che l’Inconscio aveva comunque registrato, ed è
tornata in mente tutta la scena.
Ma se le cose stanno così, allora è possibile fare ancora di più: l’idea consiste nel chiedere
al soggetto di evocare una scena della cui memorizzazione l’inquirente è certo, ma che il
soggetto non è cosciente di avere tra i suoi ricordi.
Gli si può far immaginare di vedere la scena non attraverso i propri occhi, ma come se
fosse ripresa da un’ipotetica telecamera situata in un luogo diverso della scena stessa,
cioè da un’altra angolazione. Se le telecamere immaginarie fossero più d’una, si potrebbe
dire al soggetto di comportarsi come se fosse in una cabina di regia e l’inquirente potrebbe
scegliere un’angolazione, chiedendogli, poi, di “inventarsi” l’azione come se fosse ripresa
dalla nuova posizione.
Inizialmente, applicando quest’idea, volevo ottenere un certo risultato, ma poi ho capito
che si sarebbe potuto ottenere ben altro facendo lavorare il cervello in modo insolito.
Dapprima, se il soggetto non ricordava la sua esperienza, ponevo la telecamera, cioè il
suo ipotetico punto di vista, esternamente a lui e gli facevo ricostruire le immagini come se
le avesse viste dal fuori. Se fossero esistiti dei blocchi ad impedire il ricordo di particolari
scene, li avrei in tal modo scavalcati non richiedendo al soggetto di ricordare le scene
precluse dai blocchi, bensì scene diverse. Secondo me i particolari sarebbero comunque
stati descritti come nella realtà, poiché l’Inconscio del soggetto, a conoscenza della verità,
avrebbe fatto di tutto per attenersi il più possibile alla realtà dei fatti.
La PNL classica utilizza da sempre questi metodi con ottimi risultati ed io non stavo
facendo altro che prendere in prestito alcune tecniche operative normalmente utilizzate
per togliere le ansie e guarire dalle fobie e dagli stati di panico.
L’idea funzionava bene, ma ben presto mi accorsi che, mentre cambiavo la posizione della
telecamera, qualche volta questa veniva per caso a trovarsi proprio in un punto nel quale il
soggetto era effettivamente stato. Chiedere di vivificare da quella posizione il ricordo della
scena equivaleva a riportare alla memoria tutto ciò che era stato effettivamente visto da
quella posizione. Avevo identificato una nuova àncora, che ho denominato, in seguito,
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àncora dinamica spazio-temporale; il processo cerebrale è chiaro, solo che, allora, non ci
avevo ancora pensato.
Il soggetto ha davanti a sé una scena con vividi ricordi reali, a volte traumatica, che finora
non è stato capace di ricordare. Il blocco dei ricordi è stato scavalcato ed ora essi, piano
piano, vengono fuori tutti, con lo stesso andamento temporale con cui sono stati registrati
durante lo svolgimento reale dei fatti.
A questo punto intervengono le àncore cenestesiche.
Il soggetto è in balìa dei suoi ricordi e non vede più la stanza in cui si sta svolgendo la
sessione di PNL; allora, con calma e parlando al presente, gli si chiede se fa freddo o
caldo, quali rumori sente, che odore c’è nel posto dov’è.
Attenzione! Non “Che odore c’era?”, ma “Che odore senti?”, “È freddo fuori?” e così via.
Le ancore cenestesiche si basano sul ricordo delle sensazioni fisiche.
È utile ricordare che àncore come le telecamere multiple hanno lo scopo di far ricordare il
visivo, lo story board, il filmato del ricordo (la Mappa), mentre il resto rappresenta la
colonna sonora del film.
Basta, infatti, ricordare un solo particolare per richiamare tutto un ricordo che non vuole
emergere. Se, per esempio, la scena non riemerge visivamente, ma ci si ricorda della
sensazione termica del posto, inevitabilmente questa sensazione, o meglio il suo ricordo,
si aggancerà automaticamente a tutta la scena nella sua completezza ed anche il ricordo
visivo tornerà ad essere disponibile.
Si vedrà meglio più avanti, parlando delle tecniche di ipnosi profonda, che l’apertura
forzata contemporanea di troppi canali di entrata provoca il “crunch” del Subconscio, il
quale passa automaticamente il comando delle operazioni al solo Inconscio: a questo
punto il soggetto è sotto ipnosi profonda.
Qualcosa del genere ho cercato di fare, con le àncore, in questa fase della rivivificazione
dei ricordi, però il soggetto, in questo caso, non è affatto in ipnosi profonda ed è in grado
di decidere come correlarsi con l’ambiente esterno, anche se sarebbe corretto parlare di
ipnosi leggera, paragonabile a quella raggiunta quando si guarda un film o si legge un libro
con interesse.
Giunti fin qui, si può andare ancora oltre utilizzando àncore che facciano ricordare
sensazioni di paura, di disperazione, di stupore, di abbandono: si tratta, cioè, di evocare
sentimenti. L’uso di queste àncore può essere decisamente devastante, a causa delle
reazioni che l’interessato potrebbe avere.
Rievocare il dolore dell’operazione chirurgica subita in ambiente alieno è già di per sé
molto sgradevole, ma rivivere come ci si sente impotenti quando si è bloccati su quel
lettino operatorio, con esseri strani e paurosi che vogliono farci chissà cosa, è
decisamente tremendo.
Si ottiene, però, l’effetto di vedere l’addotto che prima piange e si dispera, poi ringrazia per
averlo fatto piangere, proprio perché, dirà, in quell’occasione avrebbe voluto piangere, ma
non aveva potuto farlo perché era bloccato. Si capisce che esternare le emozioni è una
necessità che l’addotto ha, se vuole riappropriarsi dei propri ricordi: l’espropriazione delle
sensazioni è, infatti, uno degli aspetti più deleteri delle abduction aliene.
Non rivivere quelle emozioni induce nell’addotto situazioni di forte dissociazione, che
spesso conducono al suicidio, soprattutto quando i comuni processi di dissonanza
cognitiva non bastano più a modificare l’aspetto di una realtà che, a livello di Inconscio,
appare sempre più insopportabile.
La dissonanza cognitiva aiuta il Subconscio ad alterare la realtà, ma è del tutto ininfluente
sull’Inconscio, che non si lascia gabbare da false Mappe troppo distanti dalla realtà del
Territorio.

LaPietraDokrostone
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