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"meccanismi psicotici nell’adduzione" Di Corrado Malanga
10-08-2011, 11:28 PM
Messaggio: #1
"meccanismi psicotici nell’adduzione" Di Corrado Malanga
Io Una, Noi Tutti ovvero:
meccanismi psicotici nell’adduzione
Di Corrado Malanga

Introduzione.
Il soggetto addotto che esce dal problema adduttivo ha sovente delle ricadute. Si fa in
qualche modo riprendere dal problema alieno: non in modo completo come accadeva
prima ma in modo parziale. In altre parole non tutti gli alieni che lo infastidivano prima
riescono a riprenderlo ma soprattutto gli esseri incorporei tra cui il Lux o il Ringhio o quello
che noi definiamo per convenzione con la sigla Ra, riescono, in qualche modo
temporaneamente, ad aver la meglio.
Il soggetto addotto ricade in crisi e ci manifesta sempre l’impossibilità di guarire dal suo
problema; e come se non bastasse ci incoraggia a lasciarlo stare, a non perdere più
tempo con lui poiché la sua guarigione gli appare senza speranza.
Dopo anni di lavoro in questo settore sappiamo che a parlare non è l’addotto ma la cosa
che lo governa dentro di lui.
Ci dobbiamo dunque chiedere come mai, nonostante avessimo elaborato un metodo che
libera istantaneamente gli addotti dai loro aggressori (il TCT dinamico) nel giro di pochi
giorni, alcune specie aliene ritornino e riportino il soggetto in uno stato di profonda
frustrazione accompagnata dall’idea del fallimento.
“Ho fallito perché non sono riuscito a liberarmi dagli alieni nonostante il suo aiuto..”, ti senti
dire.
L’addotto non sa però che tutti gli addotti si comportano in questo modo, in una fase della
loro liberazione e soprattutto non si rende conto che, a parlare, non è lui ma chi lo abita.
Perché dunque gli alieni incorporei resistono e tornano? Perché la parte animica del
soggetto addotto e liberato in un primo momento, si fa riprendere in un secondo?
Così dentro, così fuori.
Abbiamo potuto osservare come la parte animica che si manifesta negli addotti all’interno
dello spazio virtuale del TCT dinamico o statico, altro non sia che una buona
rappresentazione del soggetto stesso. L’addotto in realtà è una persona la cui parte
animica ha ceduto all’alieno, lo considera il suo padrone, lo giustifica e si sente sovente
gratificato dalla sua presenza. L’addotto vive un rapporto sado-masochistico con l’alieno,
non tanto con quello che viene ed interferisce con lui fisicamente ma con quello che da
dentro di lui tende a suggerirgli i suoi comportamenti.
Così si scopre che esiste una intima relazione tra il comportamento che l’addotto assume
nel sociale ed il comportamento che la sua parte animica assume con gli alieni.
L’addotto è sempre uno che si fa mettere i piedi sulla testa nella vita di tutti i giorni, che
decide di seguire ciò che gli altri gli impongono, che non decide in realtà niente ma fa
decidere agli altri.
Nell’istante in cui l’addotto si libera dei suoi aggressori alieni, non solo sarà liberato dentro
di lui e la sua anima riuscirà a fare per la prima volta nella vita una esperienza di sé, fino in
fondo, ma sarà liberato dalle schiavitù delle regole della società. Se ne evince che, nel giro
di 48 ore dall’effettuazione del TCT dinamico, il soggetto modifica sostanzialmente quella
che è la scala dei valori a cui credeva dieci minuti prima di venire da noi. Non si adatterà
più a chi pretende di continuare a comandarlo a bacchetta ma si ribellerà sia dentro di sé,
agli alieni, che fuori di sé, agli esseri umani.
Immediatamente si noterà un forte cambiamento di carattere con picchi di rafforzamento
inattesi che lasciano stupito l’addotto stesso, che ci racconterà come, per la prima volta,
abbia risposto male al capoufficio, abbia mandato affanculo il partner ed abbia detto al
genitore di farsi finalmente i fatti suoi.
La paura di manifestarsi.
Un istante dopo che il soggetto si rende conto di aver rovesciato il paradigma della sua
vita che lo vedeva schiavo e rinunciatario succube con gli altri, scatta in lui un pavloviano
istinto di colpa e qualcosa, dentro di lui, gli ricorda che ha sovvertito le regole. Quelle
regole, tanto care all’alieno ed alla società che lo circonda e lo gestisce e che abitua la
gente ad essere invasa da un insano istinto di colpa per aver osato assaggiare, per un
istante, il sapore della libertà.
“Come osi?” Dirà il tuo partner o tuo padre o il tuo datore di lavoro, ribellarti al tuo padrone.
“Cosa fai? non sei grato al tuo padrone che ti da mangiare? Cosa fai sputi nel piatto dove
hai mangiato fino ad oggi?”
E così dentro di sé: “Non ti ricordi come si stava bene insieme io e te?” Dice il Lux
all’addotto che sente questa penetrante vocina dentro il suo cervello: Ti ricordi come ti
facevo avere percezioni extrasensoriali? Senza di me non le potrai più avere”, recita il
bugiardo, che vuol far credere che sia lui l’artefice di questa particolarità percettiva
dell’addotto. E poi continua con l’idea della ingratitudine, sai quella che i tuoi genitori ti
seminano dentro quando ti dicono: “ma come non mi vieni a trovare domenica? ma come
non mi curi quando sarò vecchio? tu non mi vuoi più bene eccetera, eccetera”.
Così dentro come fuori il soggetto addotto, che ha appena assaggiato la fresca brezza
della libertà, si chiede se se lo merita. Si chiede se è stato ingrato con i suoi aguzzini. In
quell’istante le barriere che gli abbiamo fatto costruire vacilleranno irrimediabilmente.
Non dobbiamo dimenticare che l’addotto è tale perché la sua parte animica che
rappresenta almeno il cinquanta per cento del suo carattere è remissiva. Una parte
animica con poca consapevolezza di sé che interpreta il fare esperienza con l’idea che
basti osservare senza interferire nella Creazione. Il non interferire nella Creazione produce
lo stesso effetto che si nota quando un bambino accanto ad una vetrina piena di cioccolata
guarda dentro il negozio, senza sapere cosa fare. Quel bambino guarderà dentro il
negozio dei suoi desideri per tutta la vita solamente perché nessuno gli ha mai spiegato
che oltre che guardare può interagire. Se volesse potrebbe anche sfondare la vetrina e
prendersi quello che vuole ma potrebbe entrare e comprare: potrebbe fare qualcosa e
modificare lo stato de facto della sua esistenza, potrebbe essere non solo spettatore ma
anche attore e regista della sua vita. L’addotto invece non sa che può essere regista ma si
limita ad essere spettatore. La mancanza della consapevolezza che, per fare esperienze,
non basta guardare cosa accade passivamente ma si può decidere se voler effettuare
l’esperienza o decidere se si desidera modificarla, produce il comportamento remissivo
dell’addotto.
All’interno del “processo di decisione” esiste la presenza di un atto di volontà che il
soggetto addotto ha represso.
Non a caso molti addotti sono ciclotimici o depressi cronici.
In questo contesto guarire dall’adduzione vuol dire effettuare un cammino personale che ti
porta a modificare il tuo carattere ed ad assumerti l’onere delle tue responsabilità, che fino
a quel momento avevamo delegato ad un potere superiore, quello dell’altro.
La sottomissione all’essere evoluto.
Dunque il soggetto appena liberato non è in grado di gestire la sua guarigione come non
era in grado di gestire la sua malattia. Prima, quando era malato non sapeva guarire e non
sapeva che si potesse guarire. Soprattutto nessuno gli aveva detto che per guarire ci
doveva mettere la volontà di farlo. Il malato normale va dal medico, gli fa l’elenco dei
sintomi della malattia e gli dice: “dottore ora mi guarisca”.
Il malato chiede che, a guarirlo, sia il medico e la medicina ufficiale, o il prete e la sua
religione ma sia il medico che il prete non fanno nulla per far capire al paziente che il
medico può solo indicare la strada della guarigione che dipende da un atto di volontà del
soggetto malato. Ma il soggetto malato, che nel caso dell’addotto è probabilmente anche
depresso cronicamente, non vuole impegnarsi perché non è abituato a prendersi la
responsabilità delle sue azioni e tra queste c’è anche la voglia di guarire.
Il soggetto pensa erroneamente di non essere lui l’esperto delle guarigioni e dunque sarà
qualcun altro che si prenderà la responsabilità della sua riabilitazione. L’addotto pensa
erroneamente che l’alieno è più forte di lui e più evoluto e dunque si affida a questo
fantoccio vestito da dio tecnologico, e da questo, si fa comandare.
La paura di guarire e la perdita di identità.
Il soggetto inoltre, passa la sua vita attendendo di essere liberato senza fare ovviamente
quasi nulla per farlo. Immaginate una persona su una carrozzella, un disabile, che un
giorno incontra un bravo medico che lo guarisce o un messia che lo miracola. Lui si alza
dalla sedia e cammina. In quel’istante è sicuramente emozionato e contento perché è
guarito. Il giorno dopo sarà più depresso di prima perché non saprà più identificarsi con il
malato che era ieri. Il soggetto malato tende ad identificarsi con la sua malattia. La PNL
mostra con l’analisi trasformazionale questo tipo di atteggiamento peraltro comune a molti
di noi.
Alla domanda: come stai? Si risponde: sono malato.
In realtà questa frase mostra una forte alterazione dei contenuti della mappa del territorio.
Non sono malato ma sto male, non sono malato ma ho una malattia. Il dire sono malato è
come dire al posto di chi sei? :
Rossi Giovanni.
No, lui invece risponde così:
Chi sei? Sono Malato.
Si tratta di confondere un proprio stato con la propria identità. Così essere addotto
determina che il soggetto non possiede più una identità se non quella del suo stato di
addotto. Il giorno che il miracolato si alza dalla carrozzella e viene dichiarato guarito egli
non sa più chi era perché prima era malato ed oggi chi è?
In questo contesto nasce spontaneamente l’idea che quando uno non sa chi è, sta male
perché la crisi di identità poi sfocia nel suicidio. Allora il soggetto addotto ed il guarito o
miracolato, sviluppano dentro di loro il desiderio di ritornare malati. Almeno da malati
sanno chi sono o almeno credono di saperlo. Almeno come malati vengono riconosciuti
dagli altri che si preoccupano per loro ma da guariti otterranno ancora le stesse attenzioni
dagli altri? Avranno ancora cura di te da guarito?
Questo istante è quello in cui l’alieno tenta di rientrare dentro di te, è l’istante in cui tu
desideri inconsciamente tornare malato.
L’affettività mancante.
L’alieno senza corpo tende a conoscere i tuoi punti deboli perché abita nella tua testa e ci
legge dentro. Il soggetto addotto, lo è perché dentro di sé, la sua anima, voleva
compagnia. Può sembrare assurda quanto mai incredibile questa affermazione ma anima
soffre di una malattia vera e propria. L’unica malattia che affligge o che può affliggere
anima è la solitudine. Anima dell’addotto si sente sovente sola e quando qualche parassita
le invade il suo contenitore, essa, da una parte, si sente usata ma dall’altra si sente
considerata. Quante volte, dopo la liberazione dai parassiti alieni in ipnosi, anima ci dice
che ora sta bene ma si sente sola e rimpiange gli alieni!
Come al solito ciò che accade dentro di noi, è uno specchio di ciò che siamo fuori. Tali
soggetti hanno avuto delle problematiche nella gestione delle affettività. Abbiamo
incontrato soggetti con forti sindromi da paura dell’abbandono, magari perché sono stati
lasciati dai genitori, o dal compagno di vita, hanno perso un figlio od un parente e si sono
sentiti traditi da questo, secondo loro, ingiustificato abbandono.
Mi ricordo di una figlia che non perdonava alla madre di essere morta senza poter finire, e
quindi risolvere, la contestazione che avevano in corso oppure il caso di chi si fa una colpa
per essere ancora vivo mentre il fratellino è morto in un incidente. Poi ci sono gli orfani
(una categoria sostanziosa nel campo delle adduzioni), che hanno bisogno di genitori
surrogati di quelli veri e che adottano gli alieni a recitare questo strano ruolo.
Uno di questi, in ipnosi piange, di fronte al ricordo dell’alieno mantide, che aveva sempre
erroneamente pensato fosse lo spirito della madre defunta che lo veniva a trovare.
Poi ci sono coloro che hanno subito violenze sia sessuali che mentali che tendono a
confondere la figura del loro violentatore con quella dell’alieno. In questo contesto il
violentatore terrestre può anche non essere ricordato se non nelle lontane pieghe di ricordi
confusi ma, a questo proposito, è possibile essere in presenza di una sovrapposizione di
ruoli, con la figura dell’alieno al posto del violentatore, che ti obbliga a fare qualcosa, di cui
tu non ricorderai nulla, che ha ha però che fare con i tuoi genitali.
Cacciare l’alieno vorrebbe dire cacciare per sempre il tuo violentatore, cacciare l’alieno
significa decidere di fare chiarezza sul ricordo dell’esperienza così come decidere di
vedere in faccia (riconoscere) il tuo violentatore reale; decidere che non devi sentirti in
colpa se ti hanno violentato così come non devi sentirti in colpa se vengono a prenderti.
Non devi credere di dover niente al tuo violentatore né al tuo adduttore.
In un contesto simile per esempio l’irrisolta e dimenticata esperienza di violenza viene
rivissuta in ambiente alieno, dove la parte animica rimane da una parte inerme e, dall’altra,
intensamente interessata a capire cosa stia accadendo, nel tentativo di comprenderne la
ragione, necessaria per sublimare l’intero accadimento. Ma questo non succede. Durante
l’esperienza di violenza infatti il soggetto perde memoria di cosa sia accaduto e durante
l’esperienza di adduzione il soggetto cerca disperatamente di recuperare il ricordo di
qualcosa che assomiglia a quella primaria esperienza, senza riuscirci. In questo contesto
non rimane ad anima che attendere il prossimo rapimento alieno per vedere se si riesce a
terminare un film che è cominciato ma che non riesce a finire.
L’alieno senza corpo, il Lux, in particolare, utilizza gli istinti di colpa della sua vittima per
assoggettarla a se stessa in una violenza mentale continua che dura tutta una vita
La gestione della affettività e la ricostruzione della personalità ritrovata.
Dunque con queste premesse quando hai davanti un paziente e lo guarisci, gli devi dare
anche la possibilità di ricostruirsi una personalità quando la sua malattia rappresenti
erroneamente anche la sua identità perduta.
Se non si opera questo passaggio di identità, il soggetto tenderà rapidamente a sostituire
quella malattia, quello stato di malattia che diviene anche bisogno di malattia, con un’altra
malattia simile. Nella vita comune assistiamo alla presenza del malato che non vuole
guarire, che sta male fisicamente ma che va dal medico e gli dice subito che tanto lui non
guarirà mai. Oppure vediamo il malato che scappa quando si accorge che ci sarebbe la
possibilità che tu lo stia effettivamente guarendo. Così nell’ambito delle adduzioni ci
troviamo spesso di fronte ad addotti che ci dicono che erano troppo soli senza alieni
dentro oppure, dopo un trattamento con la TCT dinamica ti salutano troppo
frettolosamente e non si fanno più vedere salvo a dieci anni di distanza quando
ammettono di essere scappati di fronte all’idea di liberarsi effettivamente dai propri alieni
parassiti.


Così dopo aver liberato il soggetto dai suoi alieni non possiamo abbandonarlo a se stesso
perché sappiamo che tutte le debolezze della sua psiche, che hanno poi provocato in
qualche modo l’adduzione, verranno fuori e sappiamo che, se non le ristrutturiamo, esse
saranno il gancio a cui l’alieno si attaccherà per ri-parassitare daccapo la sua vittima.
Insomma una vera e propria psicoterapia di sostengo che pare gli psicologi non sappiano
realizzare nei tempi e nei modi che invece noi impieghiamo rapidamente.
Ma va da se che ora stiamo collaborando con alcuni psicologi che adoperano
quotidianamente le tecniche del TCT dinamico, con risultati, a sentire loro, eccezionali.
Formare una schiera di questi psicologi è per noi di vitale importanza perché garantire ai
nostri addotti liberati un post sostegno terapeutico, diventa a questo punto, tappa
obbligatoria del nostro lavoro: tappa obbligatoria che però non dobbiamo essere noi a
seguire in quanto il nostro lavoro non ce lo permette, sia in termini di tempi che di
professionalità specifiche.
Non si può curare il corpo se non si cura l’anima.
Così diceva Platone e così sosteniamo anche noi. Dunque anima è malata ed è per
questo che l’alieno la può prendere. Oppure l’alieno ha preso anima e la rende malata.
La malattia di anima è legata all’aspetto della sua solitudine. Essa a volte è convinta di
essere sola nell’universo e pur di non essere sola accetta, accanto a se, delle cattive
compagnie, innamorandosi dei suoi persecutori ed aguzzini, che vanno dalle figure degli
alieni senza corpo, a quelle che lei crede erroneamente siano i suoi creatori.
Dunque anima deve essere riprogrammata per poter assimilare una mappa del territorio
più corretta e reale di quella del dopo liberazione.
Nel processo liberativo si instaura un profondo rapporto tra anima del soggetto addotto ed
il suo operatore. Nell’istante in cui l’operatore aiuta l’addotto a cacciare gli alieni, è
inevitabile che l’operatore ne prenda implicitamente il posto.
Anima ha paura della solitudine ed una volta che gli alieni se ne sono andati lei ha parlato
con il suo operatore e lo erge a suo salvatore, suo guru, suo padre e suo creatore. Se
anima prima aveva bisogno dell’alieno ed ancor prima di un padrone terreno, ora ha
bisogno del suo liberatore e non solo per il periodo di liberazione ma per sempre.
In questo contesto l’addotto è anche capace di decidere inconsciamente di farsi riprendere
pur di non cessare il rapporto con il suo operatore di liberazione.
Ciò accade perché si deve tener presente che abbiamo eliminato una figura di riferimento
anche se negativa nella vita dell’addotto ed a questo non è rimasto che rimpiazzarla con la
nostra figura.
Se non si corregge subito questo tipo di atteggiamento nell’addotto esso, nella migliore
delle ipotesi, si sarà liberato dagli alieni ma al loro posto egli considererà inconsciamente
voi il nuovo adduttore di cui c’è uno spasmodico bisogno.
In questo modo l’addotto non soffrirà di perdite di identità perché quella di addotto rimarrà,
in qualche modo modificata, ma sempre funzionale ed in più avrà assicurata la sfera della
affettività che non verrà svuotata dopo la cacciata degli alieni, perché dalla figura
dell’operatore stesso riempita.
Dunque, a maggior ragione, è necessaria una rielaborazione della mappa del territorio da
far vivere ad anima.
Io una, noi tutti.
Nell’analisi di centinaia di casi, ci siamo resi conto che anima ritiene di essere sola
sebbene sappia che sia una parte del tutto. Anima, cioè la parte femminile del sé rispetto a
spirito, la parte maschile del sé, vede solo una faccia della medaglia che costituisce la
realtà virtuale. Lei ha una idea di unicità differente da quella che ha spirito.
Infatti spirito vede le cose come se nello spazio non si differenziassero, le vede cioè unite
nello spazio così come anima ha una visione di unità nel tempo perché tutti gli eventi
temporali accadono per lei in un unico istante.
Ad accorgersi di ciò, per primo è stato C. G. Jung che, riportando le parole di un suo
collega, sostiene che anima è legata alla figura dell’ovulo femminile mentre spirito a quella
dell’insieme degli spermatozoi.
Dove una anima mundi rappresenta l’anima dell’universo, una Pistis Sophia unica e
dunque anche sola, così il maschile diventa un gruppo con una sola coscienza che può
essere paragonato ad una civiltà di formiche o di insetti che si muovono all’unisono, uno
stormo di storni che vengono scambiati dal falco per un solo grande uccello mentre
volano. Così tutti gli spermatozoi hanno un compito solo, quello di unirsi all’unico uovo
cosmico per fecondarlo. In questo contesto il gruppo di spermatozoi non sono che pezzi
di una unica unità sparsi in uno spazio. Analogamente allora anima è costituita da tanti
pezzi di sé ma sparsi nel tempo. Questa differenziazione però viene recepita dall’uomo in
due modi differenti. I diversi spermatozoi si vedono e sanno di esistere tutti assieme come
un battaglione di soldati mentre i singoli pezzi di anima fanno più fatica a vedersi se non
nel tempo cioè in tempi differenti.
Diciamo questo perché la parte femminile del sé rispetto alla parte maschile vede
l’universo temporalmente dove lo spirito lo percepisce spazialmente. Ancora una volta ci
viene in aiuto la Programmazione Neuro Linguistica e nella fattispecie l’analisi
trasformazionale. Una donna che dice di amare un uomo dirà:
ti amerò per sempre!
Un uomo che invece dirà ad una donna la stessa frase si esprimerà come segue:
ti amerò ovunque tu vada!
In parole povere sia anima che spirito sono unici ma quantizzati nel tempo e nello spazio
rispettivamente.
Questi concetti ci serviranno per poter ristrutturare il concetto di “uno” e di “solo” per anima
e costruirgli una personalità alternativa in grado di resistere agli attacchi dell’alieno.
Anima dice di essere io uno dove spirito dice noi tutti.
Ricostruire i rapporti di anima con il terapeuta e con la coscienza.
Dunque si tratta di risolvere i problemi tra addotto liberato e suo liberatore, se così si può
dire. Per fare questo è bene conoscere i meccanismi che producono nell’essere umano la
sensazione dell’innamoramento perché è di questo che andiamo a parlare.
Abbiamo infatti potuto notare come in alcuni casi i soggetti addotti liberati tendano a
credere, facendo confusione, dentro di sé, di essere innamorati del proprio liberatore.
Quello che accade fuori accade dentro e dipende in realtà da un rapporto animico che
sovente si instaura in modo del tutto archetipico e simbolico ma che viene riversato sul
corpo che, stimolato dalle sensazioni del cervello, può misinterpretare certi tipi di stimoli.
Stiamo per descrivere il transfert ed il controtransfert in un nuovo modo più sicuramente
vicino all’idea di una psicologia transpersonale che non all’idea stessa di Jung di rapport
che scavalca la meta comunicazione della PNL e utilizza le forze dell’universo virtuale.
Se la nostra chiave di lettura è reale bisogna riconoscere che anima, mente e spirito sono
vivi ma il corpo non lo è e non lo è mai stato. Infatti non essendo coscienza è totalmente
morto ma tenuto in “vita”, se così si può dire, in qualità di contenitore, dai tre componenti
che lo abitano: la Triade.
Dunque il rapporto di amorosi sensi che può scaturire tra due soggetti può avere tre tipi di
collocazione. Infatti ammettendo che i due individui che hanno una relazione amorosa
siano animici, spirituali e mentali, essi potranno avere una relazione solo animica, solo
mentale, solo spirituale o solo animico mentale o animico spirituale o spirituale animica a
seconda che le tre parti di uno siano in frequenza, in fase, con le parti dell’altro.
Ed ecco che possiamo assimilare l’idea di un rapporto d’amore con l’unica cosa reale che
esso rappresenta: uno scambio di informazioni.
Anima parla all’anima dell’altro e queste informazioni archetipiche vengono inviate alla
mente. Così fa spirito: ma mentre anima invia informazioni che mente trasla come
emozioni, spirito invia informazioni che mente traduce sotto forma di sentimenti.
La differenza fondamentale che esiste tra sentimenti ed emozioni è legata alla natura di
spirito ed anima. Le emozioni accadono ma senza una ragione precisa (non c’è l’idea di
causa ed effetto). Al contrario spirito emette l’idea del sentimento che è più legato all’idea
di azione reazione. Tu mi da un cazzotto ed io sento il bisogno di spararti fra le palle.
Anima invece assiste ad un tramonto e piange senza motivo apparente.
Sia spirito che anima hanno due modi di definire l’amore.
Anima e spirito in realtà non possono amare nessuno perché sono un tutt’uno con le altre
anime e gli altri spiriti.
Anima non ama nessuno perché non può amare se stessa ma è contenta di riconoscersi
quando si incontra in un altro contenitore. Questa emozione viene portata alla mente che
la trasmette al corpo che la interpreta in modo totalmente virtuale. I greci chiamavano
questo amore Agape cioè l’amore che gli Dei davano alle loro creature, senza chiedere di
essere ricambiati.
Spirito invece si trova ad amare con le regole di Heros dove il ricambio diventa
fondamentale. Anima non ha bisogno del riconoscimento sociale ma Spirito vuole essere
accettato nel gruppo a cui lui stesso appartiene. Sembra dire: ti amo perché tu mi ami, e
non come direbbe anima: ti amo perché mi piace.
Quello che succede dunque in un rapporto amoroso è lo scambio di informazioni che
mente rigetta sul corpo. Il corpo ha solo un modo per tradurre le informazioni di questo tipo
ed è utilizzare solo la comunicazione virtuale fatta di spazio, tempo ed energia.
In questo contesto il soggetto che non sa di essere anima e spirito crede di avere delle
pulsioni sessuali, che invece sono solo l’ombra di una comunicazione archetipica di più
alto livello che, senza coscienza, sono destinate a rimanere sempre totalmente sepolte nel
prorpio sé profondo e non saranno mai comprese.
C’è così poca coscienza di questo meccanismo e la gente comune pensa che esita una
relazione tra due persone solo di tipo fisico. Bisogna sottolineare come non esista in verità
nessuna comunicazione di questo tipo se non la comunicazione tra due ombre e non tra i
due possessori delle ombre.
A questo proposito mi sento di sfatare il mito del tutto maschile per cui un maschio
osserverebbe, di una donna, in un primo approccio, solo la parte estetica. Questa cosa
deve essere totalmente sfatata. Mi sento di poter affermare invece totalmente il contrario.
Quando due soggetti si scambiano informazioni esse sono prima animico spirituali poi la
mente traduce le informazioni scambiate e le invia al corpo che ne ha una visione
puramente virtuale. In altre parole prima si parlano le componenti delle triadi e poi il
soggetto crede di aver comunicato con il corpo.
Quando la parola per esempio viene pronunciata, già il soggetto che inizia a comunicare
verbalmente, ha emesso una serie di micro segnali corporali che sono stati preceduti da
comunicazioni animico-spirituali, in frazioni di millisecondo.
Ora va ancora sottolineato che le relazioni tra due soggetti sono dunque meta
comunicazioni tra tre livelli che devono vibrare alla stessa frequenza per potersi scambiare
i dati. Quando i soggetti si scambiano frequenze in armonia ne deriverà un buon rapporto
ma il soggetto crederà erroneamente di avere attrazione o repulsione sessuale per la sua
controparte. L’attrazione sessuale in realtà è solo un riflesso di una comunicazione tra i
diversi componenti della triade. Così come altre sensazioni, come l’idea di amore paterno,
sono sempre legate all’incrocio tra segnali scambiati dalle tre componenti della triade.
Ed ora, con quest’ottica vediamo cosa accade tra soggetto addotto e il suo operatore.
L’operatore produce, nel progetto di eliminazione degli alieni sul soggetto a lui affidato, un
operazione che tende a stabilire un contatto transpersonale tra le sue componenti e quelle
dell’addotto stesso. Durante ed alla fine del percorso, le anime si sono parlate: e così gli
spiriti e le menti: ed ecco che il passaggio di informazioni, a livello subliminale, può
produrre, nel soggetto addotto, anche l’idea, totalmente errata, di attrazione sessuale
verso il suo salvatore. Sono comuni anche atteggiamenti in cui il soggetto scambia
l’operatore per suo padre o suo fratello.
La confusione di ruoli che ne deriva, se non si conoscono questi meccanismi, può
produrre una misinterpretazione all’interno del sistema di persone che costituiscono la
coppia che interagisce. Così l’addotto si sentirebbe abbandonato dal suo operatore se egli
non rispondesse correttamente e subliminalmente alle sue richieste di affettività.
L’operatore si trova dunque a gestire una classica situazione di transfert alla quale la
psicoanalisi risponde in modo molto chiaro chiudendo drasticamente il rapporto tra il
paziente ed il medico. Ma nel caso delle adduzioni tale rapporto è per la vita e non può
essere distrutto. Va sottolineato che, nel caso di una adduzione, il rapporto che si forma
tra addotto e operatore è molto meta comunicazionale a livelli decisamente più profondi di
quelli che si ottengono tra uno psicologo ed il suo paziente.
Il tentativo di bloccare i rapporti da parte dell’operatore, sarebbe tradotto dalla mente
dell’ex addotto in archetipi errati; inviando questi archetipi ad anima dell’addotto, essa si
sentirebbe abbandonata e sola e correremmo il rischio che essa decidesse di riammettere
gli alieni al suo desco.
Come operare dunque?
La riprogrammazione finale di anima.
Abbiamo potuto notare come questo problema può essere facilmente aggirato e risolto
con una operazione che lavora sia a livello conscio che a livello inconscio. A livello conscio
si racconta all’addotto come stanno le cose e come anima, mente e spirito trasmettono i
segnali alla mente stessa che, nel parlare al corpo, vede i suoi dati misinterpretati dai
sensori virtuali del corpo stesso. Facendo questo si mette il soggetto in condizioni di
comprendere alla perfezione tutti quelli che sono i suoi rapporti con gli altri sul piano della
gestione della virtualità e della sua sessualità.
Nel contempo, in una seduta di ipnosi o utilizzando una simulazione mentale come il TCT
dinamico, dopo aver eliminato gli alieni, faremo fondere le tre sfere della triade in una sola
triade.
Questo primo stadio porta anima e spirito a condividere le loro esperienze anche se è
improbabile che condividano lo stesso punto di vista, a causa della loro natura intrinseca.
Poi si chiederà ad anima sola, se vuole andare a trovare la Coscienza. In questa
esperienza anima va dove la vibrazione ha inizio (così si esprime sovente anima). E gli si
chiederà di comprendere come si sta quando anima è tutta unita assieme e non
spezzettata quantisticamente. Si aggiunge che anima tornerà alla fonte quando tutto sarà
finito e gli si farà capire che lei non è sola perché è una!
Anima che ha fatto questa esperienza a volte non vuole tornare nemmeno nel contenitore
perché sta troppo bene di la (così lei si esprime).
A questo punto si fa notare ad anima che deve tornare nel suo contenitore perché è li che
lei deve terminare la sua esperienza.
Anima rientra nel suo contenitore ed alla fine della simulazione mentale il soggetto ha
totalmente riacquisito il concetto di realtà ed ha recuperato il rapporto con il suo operatore
per sempre.
Un racconto per anima.
Anima parla ad archetipi e sovente è utile parlare alla mente che dovrà tradurre i fonemi in
archetipi, con storie che richiamino ad immagini ideiche ad alto contenuto archetipico.
Un po’ come farebbe chi usa parabole, ricche di stimolazioni che producono emozione.
Sovente si fa comprendere ad anima un concetto senza bisogno di stati di ipnosi profonda.
Così va detto che l’operatore deve essere capace di parlare all’anima del suo addotto
anche in una comunicazione normale dove la comunicazione transpersonale prende
inconsciamente il via e diventa la più pregnante.
Cosa racconto io all’addotto che si è liberato ma che si sente solo e privato della sua
identità e che ha deciso di non partecipare più alla virtualità perché la sua anima ha deciso
di abbandonare il suo contenitore prima del tempo?
Io dico questo:
Si! potresti anche andare di la prima del tempo ma esiste un problema che vorrei
sottolinearti ora, prima che tu non possa più ripensarci. Fai conto che la tua vita in questo
contenitore sia una specie di compito in classe in cui devi dimostrare di aver imparato
dall’esperienza che ti compete. Fai conto che tu stia svolgendo un compito in classe con
tanti altri come te. La maestra per evitare che vi copiate ha però dato un compito in classe
differente ad ognuno di voi. Il compito va consegnato su un foglio di carta alla fine del
tempo. Tu potresti alzarti ed andare via prima consegnando il foglio in bianco.
Sicuramente lo puoi fare però devi tener presente che la maestra, alla fine della vostra
prova, radunerà tutti i fogli perché quei fogli andranno a costituire un libro. Certo tu puoi
non scrivere la tua pagina ma si da il caso che se tu non consegnerai la tua pagina, il libro
sarà incompleto, non potrà essere pubblicato e renderà inutile il lavoro di tutti gli altri. La
tua pagina del libro infatti non è una semplice pagina di un libro ma una cosa
indispensabile e senza di quella lo sforzo di tutti non vale nulla. Io credo che si debba
consegnare quella pagina del libro e finire il compito quando lo finiscono anche gli altri,
alla fine del tempo.
Non credete anche voi?
La sessualità al centro dell’espressività.
Chi si interessa di psiche umana finisce sempre per parlare di sessualità.
Lo fa Freud da pioniere della psicanalisi nei termini di libido e di pulsioni primarie quali
punto di partenza per tutte le azioni che l’essere umano penserebbe e metterebbe in
opera. Freud, vede i rapporti sessuali quali fulcro di tutta l’evoluzione della razza umana,
quasi come un bisogno compulsivo che cerca una ragione d’essere ma che ha come
unico scopo la replicazione della specie.
Jung, pur ammettendo la forte spinta che la sessualità rappresenta per la comprensione
dei moti della psiche, relega tutto ciò ad un ruolo più marginale e sospetta che dietro certi
comportamenti esistano altri tipi di pulsioni più profonde e complesse, non semplicemente
biologie, cerebrali, meccanicistiche alla Piero Angela, dove l’atto di amore viene teorizzato
come un decisamente improbabile gruppo di reazioni chimiche che sarebbero responsabili
della volontà.
Neumann comincia a comprendere che il rapporto tra una donna ed un uomo può essere
interpretato come il desiderio della donna di conoscere la parte maschile che è in sé,
cercandola all’esterno, in un uroboro maschile fuori di sé.
Wilhelm Reich introduce un concetto per la prima volta straordinario che viene
rappresentato dalla sessualità legata all’energia o meglio l’energia della sessualità
(orgonica).
In Reich tale concetto viene però ad avere una sua limitazione nella visione ancora
meccanicistica dove si potrebbe ipotizzare di usare tale energia anche per dare, in futuro,
energia alla propria casa.
Infine Hillman produrrà un concetto fondamentale descrivendo la schizofrenia della società
umana come un riflesso di quella interna dove la parte maschile e femminile del sé non
parlano tra loro e nemmeno forse conoscono l’esistenza l’una dell’altro.
Le ricerche sul problema delle adduzioni aliene e sui metodi per tenerle a bada ci hanno
offerto diversi sottoprodotti di questa ricerca che a tutt’oggi sono rappresentati da una
migliore comprensione del modello dell’universo, una chiarificazione della fisica di Bohm e
dell’esperimento di Aspect, ci hanno dato una visione completa dell’utilizzo del Mito come
mappa del territorio, ci hanno chiarito il funzionamento della linea del tempo in ipnosi
permettendoci di riprogrammare con successo il passato, il presente ed il futuro di ognuno
di noi.
Infine abbiamo ottenuto una chiave di lettura della costruzione dell’essere umano e da
questa ne sono scaturiti i meccanismi che regolano il comportamento sociale primario
legato agli aspetti della sessualità, che viene oggi da noi interpretata come uno scambio di
informazioni subliminali tra le componenti delle triadi. Dove fino ad oggi i comportamenti
sessuali della razza umana erano relegati a pulsioni solo biologiche o peggio a risposte
automatiche di stimoli psico-chimico-energetici che asservissero alla funzione del
mantenimento della razza umana, garantendo una beota riproduzione delle sue unità, oggi
possiamo produrre un modello più vicino alla realtà delle cose sostenendo che l’atto
sessuale rappresenta la reazione ad uno stimolo animico spirituale, mal interpretato dalla
mente che ne invia i segnali al corpo, la parte totalmente virtuale di noi, nel tentativo di
cercare nell’altro la metà interna di noi con la quale non siamo in grado di interloquire e
interferire. Il risultato di questa operazione produce nella razza umana la garanzia che i
suoi contenitori continueranno ad esistere facendo in modo che sia spirito che anima
facciano le loro esperienze, fino al momento in cui non si incontreranno dentro di noi e non
cercheranno più, l’altro pezzo di loro, dentro un altro contenitore. In quell’istante,
nell’istante in cui anima e spirito si incontreranno e si riconosceranno dentro lo stesso
contenitore non ci sarà più bisogno dell’innamoramento perché anima avrà completato il
suo ciclo esperienziale e non ci sarà più bisogno di corpi quali contenitori di anime. Quello
sarà il momento in cui gli uomini saranno sterili perché immortali e non avranno più
bisogno di un corpo peraltro totalmente virtuale.

Bibliografia per approfondire i temi trattati:
C.J. Jung., La Libido, Simboli e Trasformazioni., New Compton ed. 1993, Roma
http://jung.gqitalia.it/25/l-inconscio-c...rcettiva--
davide-contro-golia
http://programmazioneneurolinguistica.com/pnl/?p=78
http://gruppi.chatta.it/straordinariamen...a-freud-a-
jung/499946/freud-ed-il-rapporto-uomo-donna/tutti.aspx
http://www.vocedalbasso.com/public/news/...nto696.asp
http://ipnosi.interfree.it/freud.htm
http://www.filosofico.net/wilhelmreich.htm
http://digilander.libero.it/amoreluminos...nalisi.htm
http://www.artecontradd.it/spip.php?article52
sul transfert
http://www.depressione-ansia.it/upload/p...918528.pdf
http://www.opsonline.it/psicologia-15724...amore.html
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